Dina D'Isa [email protected] Sesso, soldi, sangue ...
In realtà, la protagonista della pellicola, scritta da Salvati con Carlo Lucarelli, prodotta - tra gli altri - da Vasco Rossi, Patrizia Pellegrino e Alessandro Usai di Mikado (che la distribuirà dal 24 ottobre in 400 sale), non ha niente della romantica ragazzina degli anni '70 cantata in «Albachiara». Accanto a Nico (Davide Rossi, figlio di Vasco) c'è Chiara (l'esordiente 22enne Laura Gigante) che non si veste «svogliatamente», anzi. Attira l'attenzione con dei look provocanti e di tendenza. Non le piace affatto studiare. Consuma invece con le sue amiche «serate gangster» - come le chiama lei - tra sesso e droga (erba, ecstasy e «paglini», sigarette al gusto di cocaina), che viene spacciata puntualmente ai ragazzi dal bidello della scuola. Chiara, anche se registra con il telefonino le performance sessuali delle sue amiche, è innamorata perdutamente di Nico che, all'insaputa della sua fidanzatina, ha creato un sito porno per fare soldi facili: si filma, mascherato per non farsi riconoscere, con la webcam mentre fa sesso con le amiche. E come se non bastasse, Chiara trova 200 chili di cocaina che lo zio (Alessandro Haber), morto da poco, aveva rubato a due suoi complici. La ragazzina non sa però che su quella coca è a caccia anche un poliziotto corrotto (Raz Degan), che recita la battuta più ironica di tutto il film: «È finito il tempo delle mele, puttana!». Ne è assolutamente convinto il regista, che per la trama si è ispirato alle interviste fatte tra Bologna e Modena a 800 ragazzi tra i 13 e i 17 anni: «Davanti a quel video il mio amico Vasco è rimasto colpito e da lì è nata l'idea di un film che fosse una provocazione, una sorta di favola nera, che non rappresenti sempre quei ragazzini buonisti descritti nelle storie di Moccia. La realtà è diversa e la leggiamo tutti i giorni sulle cronache: gli adolescenti sono allo sbando, con genitori spesso assenti o separati e allora li ritroviamo a fare sesso nei bagni di scuola, a spacciare droga, a filmare e mandare in rete le loro immagini di nudo o gli atti di bullismo inferti ai loro coetanei più deboli. Ma il messaggio del mio film è chiaro: chi tocca la droga muore! La colpa è anche della società che impone il mito della giovinezza, di cui è simbolo il nostro capo del governo che, a 72 anni, dice di lavorare 8 ore, dormirne tre e fare sesso nelle rimanenti tre ore». Per Davide Rossi, figlio 22enne di Vasco e già noto attore di fiction («Provaci ancora Prof») e di film («Scusa ma ti chiamo amore» e «Caterina va in città»), «questa triste realtà giovanile esiste e la osservo da dj nelle discoteche. Ma i genitori non si accorgono di nulla. Mio padre è stato un grande punto di riferimento, mi ha sempre dato consigli giusti e sono un suo grande fan. Voleva che studiassi, ma spero che ora si sia ricreduto vedendo i risultati che ho raggiunto da attore».
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