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La biografa di Pio XII dice che è santo Bertone chiude la polemica con gli ebrei

Il cardinale Tarcisio Bertone ha pubblicato sull'Osservatore Romano la prefazione integrale a «Pio XII La verità ti farà libero» che oggi sarà presentato alla Radio del Papa. Domani Ratzinger celebrerà la messa in occasione dei cinquant'anni dalla morte del Pontefice della leggenda nera. E ribadirà le ragioni per cui la Chiesa lo vuole santo in risposta alle molte laiche vendette fra chi riconosce quanto il popolo di Israele gli debba e chi, come ha fatto l'altroieri il rabbino di Haifa, Shear Cohen, lo accusa di non aver gridato contro l'Olocausto mandando a morire tutti gli ebrei che avrebbe potuto salvare se ne «avesse avuto il coraggio o la voglia».
Bertone risponde citando i documenti e le testimonianze che suor Margherita, 76 anni, amministratrice unica negli Usa dei beni americani della Congregazione delle Maestre Pie Filippini, cerca, cataloga e confronta da oltre dieci anni. Anni nei quali ha scritto sedici libri in italiano e in inglese dedicati al Papa che «ingiustamente la storia ha ferito e continua a ferire con la complicità degli ebrei romani. Proprio quelli che dovrebbero sostenere la sua santità. Quelli che sono stati accolti in 155 conventi per sfuggire alla persecuzione e ai campi di concentramento. Non capisco. O forse sì. Vede - spiega l'americana originaria di Pontecagnano a Il Tempo - io credo che gli ebrei soffrano un problema. A differenza nostra, che abbiamo un solo punto di riferimento e una sola Chiesa, loro hanno tante sinagoghe. Si sono scelti papa Pacelli per tentare di sentirsi uniti su qualcuno con il risultato che si sono divisi un pochino di più».
Molti testimoni, ascoltati da suor Margherita, ricordano il Papa con una riconoscenza che in sua assenza non avrebbero potuto esprimere. Uno su tutti, lo storico Michele Tagliacozzo che vive in Israele e ha speso l'intera vita a ringraziare e a difendere il «suo» papa.
Nella prefazione, il cardinal Bertone fa riferimento ai cinquemila ebrei salvati e spiega: la prudenza era l'unico atteggiamento utile a evitare la reazione che i tedeschi ebbero nel '42 dopo la lettera pastorale ai vescovi olandesi che «condannava l'inumano e ingiusto trattamento contro gli ebrei dalla potenza occupante». Quell'intervento fece sì che l'Olanda dovette contare la più alta percentuale di ebrei deportati rispetto agli altri paesi europei. I nazisti conoscevano bene la potenza dei messaggi criptici del pontefice. Non a caso, il governo fascista prese iniziative per assicurarsi che la Radio Vaticana non avesse la sufficiente elettricità per far circolare la voce del pontefice. «Molte volte - ricorda ancora Bertone - ci fu scarsità di carta per riprodurre i suoi pensieri e il suo scomodo insegnamento contro il nazismo e il fascismo. In diverse occasioni qualche incidente fece sì che i numeri de L'Osservatore Romano contenenti chiarificazioni, aggiornamenti, note politiche andassero perduti o distrutti». L'anno scorso è stata pubblicata la lettera con la quale partì la direttiva di aprire le porte dei conventi e di far dormire i perseguitati anche nelle stanze da letto delle suore, quelle dove nessuno può entrare, nemmeno i genitori, perché è zona di clausura. Esiste infine un documento del marzo '46 (custodito fino a qualche tempo fa al Museo della Liberazione di Roma e fotografato da alcuni ebrei americani) nel quale gli ebrei romani ringraziano Pio XII.
E il Concordato firmato con la Germania nel '33? «Senza quella firma la Chiesa avrebbe smesso di operare in Germania. Papa Pacelli ha preso spesso decisioni difficili. Non le comprende soltanto chi non sa che la prudenza è la prima qualità di un capo di Stato. Lo stesso che, quando Mussolini e il Re fuggirono, restò a Roma, romano fra i romani, cattolici ed ebrei».

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