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«Questo piccolo grande amore»

Ma quando a firmarlo è un artista popolare come Claudio Baglioni tutto è possibile, soprattutto se riaffiora l'incanto italiano di una storia d'amore, sospesa tra il sogno degli anni '60 e il risveglio difficile e drammatico degli anni '70. Tutto fa riferimento a «Questo Piccolo Grande Amore» («QPGA»), il concept-album ideato da Baglioni tra il '70 e il '71 e uscito nel 1972 per la Rca. Il doppio album, prodotto da Bag Music e distribuito da Sony/Bmg, uscirà in autunno e conterrà 35 pezzi: i 15 che facevano parte dell'album originale, alcune tracce ritrovate con idee di brani composti allora, ma mai realizzati, e temi di canzoni nuove. Non una semplice rilettura, quindi, ma una vera e propria scrittura, considerando anche che a suo tempo, una serie di brani non trovarono posto nel vecchio LP, che venne concepito come un unico disco, visto che Baglioni era all'epoca un esordiente di belle speranze. Il doppio album avrà inoltre 40 performance di altri artisti, ancora top secret, (senza duetti ma con graffiti di 15/20 secondi). Il secondo atto sarà il concept-concert (organizzato da Friends&Partners), a Milano (dal 12 novembre), al Gran Teatro di Roma (dal 26) e a Napoli (dall'8 dicembre): oltre due ore e mezza di musica dal vivo con alcune sequenze tratte dal film «QPGA» proiettate su un mega-schermo ciclorama. Tutto si chiuderà con una grande festa finale in cui Baglioni e la sua band eseguiranno gli «Altri Amori», alcuni tra i suoi più grandi successi, mentre dal 2 febbraio inizierà il tour vero e proprio che toccherà altre 4 o 5 città.
Sarà invece nelle sale l'11 febbraio il film «QPGA», prodotto da 11 Marzo Film, Aurora Film e Medusa: un pop-movie meta-musicale che racconta, sullo sfondo dell'Italia del '68, il primo grande amore di due ragazzi, Giulia e Andrea, interpretati dagli esordienti Emanuele Bosi e Mary Petruolo. Mentre Baglioni è co-sceneggiatore con Ivan Cotroneo e la regia è di Riccardo Donna. «QPGA» è anche il titolo del primo romanzo di Baglioni, pubblicato da Mondadori (e in uscita probabilmente entro fine novembre), nel quale la fine di un amore diventa metafora di un'Italia che vede svanire l'illusoria felicità del miracolo economico e avvicinarsi uno dei decenni più difficili della sua storia. Claudio Baglioni si fa davvero in quattro: grazie a «Questo Piccolo Grande Amore», la canzone che lo ha lanciato nel firmamento del pop italiano, l'artista romano si conferma nel ruolo di cantautore e interprete, ma debutta anche come co-sceneggiatore e romanziere. «Senza Piccolo Grande Amore non sarei qui, ma avrei fatto un altro mestiere - ha rivelato ieri Baglioni alla presenza di Giampaolo Letta, Rudi Zerbi, Gabriella Ungarelli e Ferdinando Salzano - . Scrissi le prime note di questa canzone nel '69 ma due anni dopo la mia casa discografica mi spedì in Polonia, visto che non avevo avuto nessun successo. Tornato in Italia, senza alcuna velleità, ripresi i miei studi di architettura. Mentre l'album arrivò al secondo posto in classifica, anche se nei primi 6 o 7 anni sono stato linciato perché non ero organico al movimento. Questo progetto non è una parure, è un girotondo di specifici, un cross-over, perché fin dall'inizio "Questo Piccolo Grande Amore" mi ha etichettato oscurando tutta la mia successiva produzione artistica. Ma ormai ci ho fatto pace 15 anni fa. Se il disco è un inedito con ogni nota rivissuta, il film è un pop movie che racconta l'ultima generazione che ha sognato e una grande storia d'amore che non dura tutta la vita, ma che la cambia per sempre. È la prima volta che un film nasce da un concept-album. In un momento in cui tutto deve essere corretto, quelli come me, che sono tacciati di un certo conformismo, devono prendere il coraggio per fare qualcosa in più, misurarsi con la propria capacità di volo. Ci vuole un senso di "dismisura", che nel mio caso ha bisogno di quattro motori, un "quadrigetto" per farlo volare il più lontano possibile. Non so se il film piacerà ai giovani, perché è una storia antica che non ha coincidenze con le problematiche giovanili di oggi, non c'è un linguaggio comune: lettura, visione e ascolto, vanno affrontati come un "viaggio esotico". Quello che voglio far emergere è sia l'emozione del primo grande amore, che finisce ma non si scorda mai, sia quel periodo rivoluzionario del '68 nel quale imperava il grande sogno collettivo: tutto il mondo festeggiava i suoi vent'anni d'età e tutti amavano volare verso qualcosa di migliore da conquistare. Il film come la canzone inizierà con la scena di una manifestazione romana, a piazza del Popolo, sulla quale vola un lacrimogeno: quel volo sarà capace di spezzare metaforicamente i voli onirici di un'epoca e di una generazione, unica, che ha avuto il coraggio di esprimere i propri sogni. E in quell'occasione, nascerà anche l'incontro di un primo amore: è una storia universale che ognuno di noi conserva nelle proprie più intime emozioni».

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