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Morcellini: «Reality, troppa volgarità per catturare gli ascolti del pubblico televisivo»

Il capostipite in assoluto dei reality in Italia è stato il "Grande Fratello", andato in onda su Canale 5 con un grande clamoroso successo. Dopo il GF è partita l'ondata di altri reality, alcuni più fortunati altri meno, molti un vero e proprio fallimento, cancellati dopo le prime puntate. Il tempo però non ha giocato a favore di questi programmi e oggi c'è una vera e propria crisi di rigetto, anche per il GF o l'"Isola dei Famosi", unici a resistere nonostante il calo degli ascolti. Abbiamo interpellato su questo argomento il professor Mario Morcellini, uno dei più grandi massmediologi italiani.


Perché i reality in Italia, e non solo, hanno tanto successo?


«Il reality è stata l'idea più banale ma commercialmente più intelligente che l'industria televisiva potesse creare, con costi bassi, capace di sintonizzarsi sulla pancia del pubblico ed è la risposta che la televisione ha avuto data la sua crisi di idee, per alzare gli ascolti. I problemi fondamentali della televisione li troviamo nella scarsa capacità di aggiornare il proprio linguaggio, nella difficoltà di adempiere al suo ruolo storico di garante della modernizzazione e soprattutto di trovare un linguaggio adeguato per i giovani».


A cosa è dovuto il declino del reality? Sono mutati i gusti, la mentalità o le tendenze del pubblico?


«Il reality spesso racconta la realtà senza poesia, mentre la forza della comunicazione è proprio quella di movimentare la realtà non rispecchiandola. Il reality attuale è invece lo specchio persino peggiorativo della vita quotidiana e il pubblico è stanco di questo».


I reality sono spesso infarciti di volgarità: questo rispecchia la realtà di oggi o è solo un mezzo per acquisire ascolti?


«Questa volgarizzazione del linguaggio televisivo viene usata con l'intento di catturare l'attenzione dei giovani. I media diventano peggio dal punto di vista linguistico e con finzione inseguono la realtà che cambia ma questa non è la realtà».


Gli unici reality che ottengono un discreto successo sono quelli del GF e de l'Isola dei Famosi: forse perché sono i primi ad aver avuto grande popolarità, o forse perché interpretano più degli altri l'immaginario collettivo?


«I reality con più successo sono quelli industrialmente migliori. Saranno quelli che pagheranno più lentamente la crisi di questo genere televisivo. La televisione di qualità, per citarne una quella di Arbore, non fa più oggi gli ascolti di anni fa, mentre i reality, anche se in crisi, riescono sempre a catturare l'interesse della gente».

Qual è la tematica culturale che porta la gente a vedere un tipo di programma piuttosto che un altro?


«La scelta di un programma è molto importante perché fa capire quali sono i bisogni e i dolori degli uomini. Bisogna escludere che la scelta di un programma serva a qualcosa. La teoria della scelta non è utilitaristica. Il soggetto deve darsi una sorta di dieta simbolica per rispondere a bisogni profondi».


Lei è una delle massime autorità italiane nel campo della comunicazione, come crede si evolverà il futuro della televisione italiana in riferimento ai reality?


«Sicuramente la televisione sta cercando una nuova formula. E potrebbe aggiornare i propri linguaggi televisivi riconquistando il target giovanile e allora il reality potrebbe avere un ruolo importante, soprattutto se cambiano le "facce" ossia i protagonisti degli show televisivi che sono da troppi anni gli stessi. Secondo me si deve anche allentare il "vincolo" della politica sulla televisione che oggi è inaccettabile».

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