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La saga degli Agnelli tra eredità e gelosie

La saga degli Agnelli tra eredità e gelosie

Gianni Agnelli

Questi gli ingredienti di una saga familiare tutta italiana pronta a scalfire i confini di una leggenda: gli Agnelli. La famiglia si ricompatta oggi a Roma, alla presenza del presidente Napolitano, per assistere in forma privata alla mostra allestita al Vittoriano sulla vita straordinaria di Gianni Agnelli. Tutti, insieme a Vittorio Sgarbi, unico ospite ammesso per rivivere "Il secolo dell'Avvocato" a commentare gli scatti fotografici su sfondo nero che caratterizzano l'esposizione.
Tutti tranne Margherita, la figlia dell'Avvocato, che darà il benvenuto ai parenti nel pomeriggio a Torino. In tribunale. Chiede alla magistratura di ottenere l'esatto rendiconto dei beni del papà, scomparso il 24 gennaio 2003. Il patrimonio di Agnelli venne diviso il 3 marzo 2004: liquidità, arredi, opere d'arte, ville, palazzine e quote societarie.
A Margherita, però, i dubbi sono sorti quando ricevette un assegno di 109 milioni di euro dalla banca statunitense Morgan Stanley: nonostante le sue richieste, non ha potuto conoscere coordinate e titolare del conto. Da qui l'ipotesi che una parte delle sostanze dell'Avvocato si trovi all'estero. Si guarda, in particolare, ai compiti di nove società con sede in Liechtenstein (come Alkyione, nata nel 2001), in Usa e nei Caraibi.
Margherita ha citato in giudizio Franzo Grande Stevens, l'avvocato dell'Avvocato, Gianluigi Gabetti, presidente dell'accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz e Siegfried Maron, «in qualità di mandatari e gestori del patrimonio personale dell'Avvocato».
In pratica, tutti gli uomini del presidente, gli uomini di fiducia di suo padre. Un'azione legale, recita una gelida nota dello studio Abbatescianni, «intentata con l'unico fine di ottenere un chiaro e completo rendiconto di tutti i beni che compongono l'asse ereditario e sono oggetto di successione».
Gli Agnelli, accusati di essere diventati iene, sanno trasformarsi in leoni all'occorrenza e dall'altra parte della barricata legale, la Sapaz ricorda che «Margherita Agnelli de Pahlen aveva scelto di uscire in maniera definitiva dall'azionariato della società nel 2004».
I maligni sono convinti che la causa intentata da Margherita sia dettata solo da motivi economici.
La cura Marchionne ha valorizzato Fiat e la cassaforte di famiglia e Margherita poteva ottenere molto di più. I sentimentalisti sposano la sua causa messa in piedi solo per «tutelare tutti gli eredi dell'Avvocato, ovvero tutti i nipoti e bisnipoti Elkann e de Pahlen beneficiari ultimi del patrimonio del senatore Agnelli». In fondo Margherita ha otto figli. Tre sono nati dal primo matrimonio con Alain Elkann: John, vicepresidente della Fiat, Lapo e Ginevra. Gli altri cinque dalle seconde nozze con Serge de Pahlen, nobiluomo francese di origini russe: Pietro, Sofia, Maria, Anna e Tatiana. Di dissidi sull'eredità dell'Avvocato si era già parlato. Aveva colpito l'assenza del nome di Margherita sulle partecipazioni di nozze del figlio John con Lavinia Borromeo. Quel figlio che lei giura di voler tutelare. Senza bisogno dell'Avvocato.

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