Mazzacurati: «Il male? È una cosa banale»
Il film, ambientato nel delta del Po, racconta di un immigrato tunisino che viene accusato dell'omicidio di una ragazza. È da oggi nelle sale. Il regista parla del suo amatissimo Veneto, che non vuole chiamare Nordest perché la regione ha un suo nome e una sua storia, e di rapporti tra uomini e culture. Non racconta volentieri come è nato il titolo perché, probabilmente, ben pochi ne hanno colto la profonda ironia. Evidentemente per il regista l'aggettivo «giusta» e il sostantivo «distanza», quando si parla di diverse culture, proprio non vanno d'accordo. Nel film c'è anche il tentativo di risarcire «la nostra provincia - ha detto - dai tanti travisamenti di cui è così spesso stata oggetto». Una provincia intesa anche come «luogo immaginario, dell'anima», come «modo di stare al mondo» e che dunque potrebbe essere in Veneto, come in America o in Giappone. Mazzacurati, che da qualche anno è tornato a vivere a Padova, si dice sinceramente dispiaciuto che si parli del Nord d'Italia enfatizzandone in modo superficiale gli aspetti negativi: tutta gente razzista, che non paga le tasse e pensa solo ai soldi. Invece, specifica «è il luogo dove c'è il massimo livello di integrazione e di contratti di lavoro regolari». Un film basato su un fatto di cronaca? «Sì e no - risponde il regista - La storia è credibile, al pari di un fatto di cronaca, ma è pur sempre una storia inventata».
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