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Noir nelle strade della vecchia Hollywood

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UN FILM americano di un esordiente, Allen Coulter, noto però per alcuni cortometraggi. La storia, che gli ha scritto Paul Berubaum, sembra rifarsi ai modi e agli schemi che avevano fatto il grande, meritatissimo successo di autori come Hammett e Chandler, specialmente quando, per protagonisti, sceglievano gli investigatori privati. Qui ce n'è uno, anziché Marlowe o Spade, si chiama Simo e agisce in quei Cinquanta, per di più a Hollywood, in cui più d'una volta si erano mossi i suoi celebri predecessori letterari. Il caso che affronta tenta, non molto alla lontana, ma in cifre nere, quello del più celebre Superman dello spettacolo americano, lo sfortunato e rimpianto Christopher Reeve che, pur con una «s» in più nel cognome e pur interpretando per uno studio di Hollywood e per la TV il ruolo, appunto, di Superman, si chiama George e ha una vita del tutto diversa da quella a noi nota del suo quasi omonimo. Fatica infatti ad avere successo, tenta strade varie sul grande e sul piccolo schermo, mette in croce il suo agente perché non riesce sempre a soddisfare i suoi sogni di gloria e, soprattutto, ha molte donne attorno; una, che pure lo ama molto, è pericolosa per lui perché è la moglie di un dirigente di una delle maggiori compagnie cinematografiche di Hollywood. Succede, così, che in un momento di declino professionale, nonostante i soldi non gli manchino, venga trovato morto nella sua camera da letto, una pistola al fianco. Ma ecco il «private eye», il nostro Simo, chiamato, all'inizio, dalla madre di George che non accetta la versione suicidio adottata un po' in fretta dalla polizia di Los Angeles. Anche lui ha vari problemi: in casa, dopo un divorzio e con un figlio piccolo che non lo ama, nella professione dove, qualche volta, provoca disastri. Scoprirà comunque la verità e i mandanti di quello che difatti è un omicidio ma, per l'omertà di tutti e, soprattutto, per lo strapotere, nel pubblico e nel privato, dei mandanti, non riuscirà a trovare le prove necessarie, si consolerà con un ritorno, breve, alla sua ex famiglia. Si va dalle vicende in tempo presente dell'investigatore a quelle, nel passato, di George, non solo con un disegno preciso del mondo di Hollywood e delle sue leggende nere, ma con la ricerca quasi costante di una cifra thriller, specie quando si dà spazio alle indagini di Simo, tra rischi, minacce, aggressioni e ricatti. Forse i due tempi non sempre si equilibrano in modo giusto e chiaro, ma l'effetto che comunque se ne ricava, sia sul piano dell'azione, sia su quello dei caratteri, può convincere. Anche se, purtroppo, lo sceneggiatore, ad Hammett e a Chandler, si ispira solo alla lontana. L'investigatore ha il viso segnato e lungo di Adrien Brody che un po' imita Humprey Bogart nel «Falcone Maltese». George è Ben Affleck, un Superman verosimile. G. L. R.

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