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De Lempicka, la vuota mondanità diventa artistica malinconia

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Mondana Tamara de Lempicka che Milano omaggia con una mostra a Palazzo Reale che da oggi resterà aperta sino al 14 gennaio. La pittrice della bella vita, nata chissà dove nel 1898. A San Pietroburgo? A Varsavia? A Mosca? Ma comunque arrivata per destino a Parigi. Iniziò a dipingere per necessità dopo la Rivoluzione d'Ottobre. A Parigi le prime partecipazioni alle esposizioni. Poi l'Italia, che le rimarrà sempre nel cuore. E proprio Milano che oggi la vede protagonista la accolse nel 1925 in una mostra allestita dal gallerista conte Emanuele Castelbarco. Poche parole spese per lei dalla stampa occupata dalla lettera di Albertini con cui lasciava il Corriere della Sera per le pressioni del goveno fascista e ancora la visita del principe Umberto. Un incontro importante questo con il conte Castelbarco, amico di D'Annunzio che fece conoscere anche alla de Lempicka. Un'amicizia quella tra Tamara e D'Annunzio che la portò fino al Vittoriale, per ritrarlo, ma senza successo. Il «vecchio nano in uniforme», così lo chiamava. Poi il servizio lusinghiero su Vanity Fair e la sua prima copertina per la rivista berlinese «Die Dame». Arriva il primo forte dolore. Suo marito Tadeusz si innamora di un'altra donna e nonostante le sue preghiere il divorzio sarà inevitabile. Si getta sconsolata tra le braccia del suo collezionista, il barone Kuffner, divenendone l'amante. Una latente depressione comincia ad accarezzarle la vita. Droga ed orge l'accompagnano nelle giornate parigine, come confesserà in seguito. Anticipatrice della libertà di costume, vivendo senza nascondere la sua relazione bisex con la cantante Suzy Solidor. Ed ecco il secondo matrimonio proprio con il barone Kuffner, poi l'espulsione dalla Germania. Impedita a lavorare da un sempre maggiore stato depressivo viene spesso in Italia per trasferirsi poi con il marito in America. Una grande tristezza emerge dai suoi ritratti e anche dai suoi occhi truccati e melanconici. Ne esce la figura di una grande artista, nel senso più travolgente del termine. Una grande artista che metteva talmente tanto nelle sue opere da non avere più niente per sé. Da rimanere svuotata. E così questi meravigliosi dipinti in mostra, sessanta insieme a dieci disegni, ci mostrano sì l'eccelsa qualità pittorica di un'artista in bilico tra il futurismo, la citazione dal passato (Pontormo, Bronzino e Tiziano) e l'anticipazione della Pop-Art. Ma ci mostrano anche tutto il dolore, la solitudine, spesso nascosta dietro tanta inutile mondanità, vite che riempiono anche oggi le pagine dei giornali. Un dolore regalato all'arte che ne conserva eterna memoria, il prezzo da pagare per un grande artista. Oltre alla depressione l'arteriosclerosi prima e un carcinoma alla lingua poi la porteranno alla morte, il 18 marzo del 1980 in Messico.

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