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Brown difende il suo Codice: nessun plagio

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Così si è espresso ieri Dan Brown, l'autore del bestseller, salendo per la prima volta sul banco dei testimoni nell'ambito del processo per violazione del diritto d'autore intentato a Londra dagli autori del saggio del 1982 "The Holy Blood and The Holy Grail" (Il mistero del Graal) contro la casa editrice britannica del suo romanzo, la Random House. Brown ha negato davanti ai giudici dell'Alta Corte di essersi «appropriato dell'architettura» del libro - come sostenuto dai querelanti - sottolineando come il loro saggio sia uno dei tanti di quelli da lui consultati durante le ricerche per la stesura del suo romanzo, secondo i quali Cristo non morì sulla croce, ma sposò Maria Maddalena generando una discendenza sopravvissuta fino ai giorni nostri. «I signori Baigent e Leigh sono solamente due dei tanti autori che hanno scritto della discendenza di Gesù e ciononostante, mi sono fatto in quattro per citarli come coloro che portarono la teoria all'attenzione del pubblico», ha affermato lo scrittore statunitense, che ne "Il Codice Da Vinci" ha inserito un riferimento indiretto ai due studiosi: il personaggio di Leigh Teabing, il cui nome è il cognome di uno dei due autori e il cui cognome è l'anagramma di Baigent. «Sono rimasto scioccato della loro reazione. Inoltre non la capisco proprio», ha precisato Brown, puntando il dito contro i documenti di Richard Leigh e Michael Baigent a sostegno delle accuse di plagio. «Contengono numerose generalizzazioni che a me sembrano pura fantasia», ha commentato. Rispondendo alle domande dei legali dei querelanti, Brown, 41 anni, ha precisato che sua moglie Blythe, 53 anni, ha svolto gran parte delle ricerche, viaggiando con lui per il mondo a caccia di materiale. Fu proprio lei a convincerlo ad includere la teoria sulla discendenza di Cristo che inizialmente l'autore aveva reputato «troppo incredibile ed inaccessibile ai lettori», precisando tuttavia di essere «certo» di averla letta in svariate fonti. «Abbiamo incontrato diversi storici ed accademici nei nostri spostamenti dal Vaticano alla Francia, dall'Inghilterra alla Scozia, per studiare le basi storiche del romanzo», ha dichiarato. Lo scrittore, rimarcando più volte il suo sbalordimento in merito alle accuse, ha sottolineato di aver studiato alla Phillips Exeter Academy - che oltre a contare fra i suoi allievi autori come John Irving e Gore Vidal - è nota per la severità del codice di condotta soprattutto in relazione al plagio. Brown ha spiegato come per lui la scrittura creativa sia innanzitutto «una disciplina». «È per questo che scrivo sette giorni alla settimana. La mia giornata lavorativa comincia alle 4 del mattino, quando non ci sono distrazioni», ha detto. Il processo continua, ma fra le parti in giudizio sembra avere la meglio la convenuta Random House. Nei giorni scorsi, la difesa aveva fatto ammettere ad uno dei querelanti, Michael Baigent, che la sinossi inviata Brown al suo editore non conteneva gli stessi punti chiave del loro libro.

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