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Jodie fa la dura «Ho scelto il ruolo di un uomo»

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Arriva «Mistero in volo», la Foster ha sostituito il protagonista maschile

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Oggi Jodie Foster è una donna di 42 anni, portati magnificamente, star a tutti gli effetti di una Hollywood dalla quale tenta di sottrarsi sempre più volentieri, spesso cercando ed ottenendo ruoli che reputa a lei confacenti. «In questo momento ciò che mi rende maggiormente felice è la mia vita privata che deve rimanere ben distinta dalla professione. Voglio dedicare più tempo alla famiglia e solo ogni tanto fare i film che mi piacciono» ha dichiarato senza incertezze l'attrice, già da qualche giorno nella Capitale in tour promozionale insieme a Robert Schwentke, il regista tedesco del suo ultimo film «Flightplan - mistero in volo», da lei interpretato e prodotto. Thriller in stile hitchcockiano campione d'incassi in America, nelle nostre sale dal prossimo 4 novembre distribuito in quattrocento copie da Buena Vista International. Bella, intelligente e colta non è un mistero che sia spesso lei a dettare le regole del gioco ai boss delle major. Anche in questo caso lo ha fatto. Il protagonista di «Mistero in volo» doveva essere un uomo. «Il mio agente ed anche io abbiamo ritenuto che una donna avrebbe dato maggiore credibilità al personaggio, funzionava meglio». E così è stato. Kyle Pratt è una mamma alla quale rapiscono su un aereo la figlia piccola. Una laurea con lode in letteratura a Yale, due premi Oscar per «Il silenzio degli innocenti» e «Sotto accusa», la bella Jodie è stata accolta dalla platea di giornalisti con un fragoroso applauso. A sorpresa ha anche rivelato un'ottima conoscenza della nostra lingua, che dice di aver studiato prima all'università e poi in una specifica scuola a Los Angeles. In ottima forma (dal vivo dimostra meno anni grazie anche a lineamenti del viso che appaiono decisamente più morbidi), con indosso una semplice giacca di raso bianca e jeans, ha affermato praticamente che a questo punto dell'esistenza alle luccicanti paillettes preferisce pappe e pannolini (ha due figli, Charles di 7 e Kit di 4 anni). Non solo. «La mia casa di produzione, la Egg Pictures, è ormai in fase di chiusura. Era molto difficile conciliare tutti gli impegni», rivela. Il tanto osteggiato e criticato progetto di un film su Leni Riefenstahl, la regista tedesca amica di Hitler, morta nel 2003 a 101 anni, sembra archiviato. Stessa sorte per la commedia «Flora Plum» che avrebbe dovuto girare con Russel Crowe e poi con Ewan McGregor. Unica certezza un lungometraggio con Robert De Niro, «Sugarland», una storia di lavoratori giamaicani nelle piantagioni della Florida. Jodie afferma che il suo più grande rimpianto rimane comunque quello di non aver dato maggiore spazio al lavoro di regista. «Su questo fronte cercherò di impegnarmi maggiormente in futuro». Nel '91 ha debuttato dietro alla macchina da presa con «Il piccolo genio» e nel '95 ha diretto «A casa per le vacanze» con Holly Hunter. Ma come sceglie i film da interpretare Jodie Foster? «Valutando due aspetti. Prima di tutto la sceneggiatura, che deve essere ben scritta e poi un buon regista del quale occorre avere piena fiducia, altrimenti viene fuori una recitazione mediocre». A pochi giorni dalla morte di Sergio Citti non poteva mancare un ricordo del regista pasoliniano. Con lui girò nel '77 «Casotto». «Era sempre sorridente, vivace, amava cantare e strillava in continuazione, come fate voi italiani. Ogni tanto sentivo che mi gridava qualcosa da lontano, seduto accanto alla macchina da presa, sovrapponendo la sua voce alle mie battute».

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