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Sabrina Ferilli: «Non divorzierò mai dal mio pubblico»

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L'attrice presenta le tre fiction con nomi di donna che saranno trasmesse da Raiuno

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«Angela», «Matilde» e «Lucia», questi i titoli delle fiction, tutte in una sola puntata, andranno in onda rispettivamente il 20, il 27 settembre ed il 4 ottobre. Accanto alla Ferilli, nel secondo film Tv fa il suo esordio come attore televisivo Giorgio Panariello. Le regie sono affidate, per «Angela» ai fratelli Frazzi, per «Matilde» a Luca Manfredi e per «Lucia» a Pasquale Pozzessere. La produzione, invece, è di Edwige Fenech. Le tre storie sono una coproduzione italiana con la Francia e la Germania e coprono un arco temporale che va dal 1943 alla fine degli anni '50, quando l'Italia è interessata dal boom economico. Prima di proporci i ritratti di tre donne differenti, ma unite dalla forza dei sentimenti, la Ferilli parla a tutto campo della sua vita professionale, anticipandoci progetti futuri, senza tralasciare le traversie sentimentali di cui è stata protagonista questa estate, la separazione dal marito ed il ritorno allo stato di single. L'interpretare come unica protagonista femminile, tre film Tv ha rappresentato un privilegio concesso solo ad Anna Magnani. Non crede, nel suo caso, ci sia il rischio di riproporre prove d'attrice già viste? «Certo, i riferimenti alla grande Magnani ci sono tutti, ma non sono una copia pedissequa del suo stile, piuttosto un omaggio reso non solo all'indimenticabile Annarella, ma anche ad un'altra grande attrice del nostro tempo, Monica Vitti. Da parte mia mi sono sforzata di recitare con il mio stile, perché considero questa prova importante per la mia carriera e perché desidero confrontarmi con esperienze professionali sempre differenti che mi consentono di esprimere tutte le sfaccettature della personalità femminile». È vero che per interpretare i tre ruoli ha accettato di dimezzare il proprio cachet? «Queste fiction si son potute realizzare solo grazie ad un ridimensionamento dei compensi che ha interessato non solo me ma tutto il cast. Giorgio Panariello, con una battuta che esprime però tutta la sua soddisfazione, ha dichiarato che in una fiction così importante avrebbe recitato anche a titolo gratuito». L'ultimo periodo della sua vita è stato alquanto travagliato. Dove trova la forza per andare avanti e continuare a credere in determinati valori? «La mia fortuna è avere il lavoro che faccio, al quale sono enormemente legata e per il quale affronto senza timori qualsiasi sacrificio. Credo che un essere umano trovi massima dignità nel lavoro quando lo affronta con il cuore. Riguardo alle mie vicissitudini personali, non temo certo il confronto con la gente, tanto meno con il pubblico che io amo e rispetto profondamente. Ed almeno il pubblico televisivo voglio tenermelo ben stretto». Progetti futuri? «Tra breve inizierò le riprese della miniserie, sempre destinata a Raiuno, "La provinciale" scritta ancora da Toscano e Marotta e tratta dal romanzo di Alberto Moravia. Inoltre nella prossima stagione teatrale interpreterò, con la regia di Gigi Proietti, "La presidentessa", un testo teatrale brillante, una commedia corale con venti attori protagonisti. Ed a primavera, su Canale 5, sarà in palinsensto "Dalidà", fiction in due puntate con Alessandro Gassman che è Luigi Tenco, mentre io do il volto alla cantante scomparsa. In Francia lo sceneggiato è già andato in onda con grandissimo gradimento di pubblico». Per quali motivi oggi solo la fiction consente di calarsi in ruoli a cui il cinema non è più interessato? «Credo che oggi in Italia esista una sorta di classismo deleterio per il grande schermo che procede solo su due direttive oramai obsolete. Da una parte esiste il cinema d'evasione, con quella volgarizzazione del linguaggio e delle situazioni necessaria per riempire le sale e realizzare grandi incassi. Dall'altra si producono pellicole in cui si mira ad una qualità e ad un sofisticato intellettualismo elitario che sembrano rincorrere come obiettivo il fallimento della pellicola al

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