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Giorello: «Pensiamo per immagini, anche nelle scienze esatte»

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Da sempre, queste tre cose sono fondamentali per percezione e descrizione della realtà, da parte dell'uomo. «Vortici, atomi e sirene» è il titolo del libro (Electa) di Ruggero Pierantoni, studioso della percezione acustica e visiva, presentato ieri da Feltrinelli, a Roma. Ne abbiamo parlato con Giulio Giorello, docente di Filosofia della Scienza all'Università degli Studi di Milano. «Il libro è uno splendido catalogo delle forme che l'immaginazione umana ha utilizzato per illustrare il mondo - ha commentato Giorello - Pierantoni ci conduce in un museo dell'immaginazione umana, indicandoci le forme del "pensiero esatto"». Le illustrazioni, dunque, sono importanti nella scienza? «Fondamentali. L'osservazione scientifica nasce con Galileo Galilei nel 1610. Sono fondamentali, non soltanto per ciò che ci dicono sul cielo e sul sistema solare, ma per come lo dicono. Galileo affina continuamente con l'immagine la descrizione testuale di quello che vede con il telescopio. Si può dire che si tratta di vedere per capire e di capire per vedere». Le illustrazioni sono forme di pensiero? «Certamente, basta pensare alle illustrazioni ottiche di Giovanni Keplero o ai disegni di Huck, o alla grafica che accompagna i trattati e i disegni dei matematici e degli astronomi, oppure alle immagini pertinenti ai grandi trattati di Storia Naturale. E anche le novità di Darwin furono messe su carta in un'interessantissima illustrazione grafica. Sicuramente, l'illustrazione è la forma pregnante del pensiero scientifico». Le immagini lasciate dall'uomo sono da sempre i segni delle sue percezioni del reale? «La forma è una grande idea che ci portiamo da Platone, se non da tempi più antichi. L'origine del pensare per immagini è già nelle rappresentazioni del cosmo degli egizi e degli assiro-babilonesi. Dice Lucrezio che noi alziamo gli occhi e vediamo "le notti serene", in cui leggiamo delle cose che, però, "sono in caratteri geometrici", come dice Galileo che è più vicino alla nostra sensibilità». Ma le forme della nostra percezione sono stabili? «Così sembra. E questa è la ragione per cui proviamo un certo malessere, una certa inquietudine, quando ci troviamo di fronte a paradossi del visibile, tipo le figure della "Psicologia della forma" tedesca, o le anamorfosi del Barocco. Il cubo di Necker che si può vedere in due modi diversi; la figura ambigua della donna che, a seconda di come si guarda, sembra una giovane oppure una vecchia; o l'anatra-coniglio: tutte cose studiate dagli psicologi tedeschi e austriaci, agli inizi del secolo scorso. Del resto, anche i centauri e le sirene non esistono in natura. E con le sirene tocchiamo il discorso più sottile di questo libro, quando ci dice che le descrizioni informali in letteratura, in pittura, nella scultura, magari anche nella musica, sono modalità del "pensiero esatto", che può essere tale anche prima che compaia la scienza».

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