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di GIAN LUIGI RONDI L'ODORE DEL SANGUE, di Mario Martone, con Fanny Ardant, Michele Placido, ...

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Sono sposati da anni, ma lui vive in campagna con una giovanissima amante, lei, nella loro casa di Roma, riceve spesso uomini molto più giovani di lei. Senza gelosie, all'insegna di una reciproca libertà. Silvia però un giorno comincia a frequentare un giovane che, olte ad avviarla a giochi turpi di sesso, la coinvolge in ambienti altrettanto turpi, dove domina la violenza. Carlo, da quella relazione è morbosamente turbato, al punto da pretendere da Silvia, fino all'ossessione, la continua descrizione, anche nei suoi dettagli più scabrosi, dei suoi rapporti con l'altro. Accorgendosi, ma solo quando sarà troppo tardi che quei rapporti hanno una capacità distruttiva cui Silvia finirà per soccombere. Anche se, probabilmente, non per mano del suo amante. Sullo sfondo, un romanzo di Goffredo Parise con lo stesso titolo pubblicato undici anni dopo la sua morte perché forse il suo autore, per il sesso senza pudori né veli che vi aveva messo al centro, non lo riteneva coerente con il riserbo cui aveva ispirato tutta la sua opera. Oggi lo riscrive e poi lo porta sullo schermo Mario Martone tornado al cinema dopo anni di teatro. Ambientato ai nostri giorni e, anziché al Nord, soprattutto a Roma, ha il merito di seguire la progressione psicologica sempre più drammatica dei due protagonisti con accenti sicuri, rappresentandola poi con immagini addirittura claustrofobiche persino negli esterni. Non evita però perplessità per il rilievo, sia nelle situazioni sia nei dialoghi, con cui propone un erotismo estremo, esibito persino con minor ritegno di quello che già sconcertava in Parise. Lo riscatta un po' la recitazione di due interpreti straordinari, Fanny Ardant, nella cosciente autodistruzione di Silvia, Michele Placido negli esasperati sconvolgimenti di Carlo. Pur ammirandoli incondizionatamente, li avrei visti volentieri in un altro film.

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