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di LUCIANA VECCHIOLI «UN PERSONAGGIO molto interessante, complesso ed ambiguo.

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Di Silvia mi ha colpito molto la capacità di saper nascondere la sua disperazione». Fanny Ardant, una delle attrici più amate da François Truffaut, è la protagonista, insieme a Michele Placido e Giovanna Giuliani, dell'ultimo film di Mario Martone «L'odore del sangue», tratto dal romanzo postumo di Goffredo Parise, un libro che la Ardant dice di aver amato molto prima che le proponessero la parte. Una commedia dalle tinte forti, che narra l'amore contorto ed estremo tra una coppia di coniugi sposati da molti anni. Raccontata con lo stile narrativo aspro ed essenziale tipico di Mario Martone, molto fedele alla trama tracciata dal celebre scrittore, il film uscirà il prossimo 2 aprile in circa cento copie distribuito dalla Mikado. Ex direttore artistico del Teatro Argentina di Roma, vincitore del David di Donatello con «L'amore molesto», Nastro d'Argento per «Morte di un matematico napoletano», Martone è convinto che il libro, anche se scritto da più di trent'anni sprigiona una sua contemporaneità. «È scritto con un linguaggio diretto e limpido, questa è la sua forza. I dialoghi sono molto espliciti anche nell'affrontare argomenti ambigui e profondi» sottolinea il regista. Non ha paura che la censura possa intervenire ponendo dei divieti? «Quando faccio un film non penso mai alla censura, sarei contento tuttavia che possano andare a vederlo anche i sedicenni, perchè ritengo sia una storia moralmente forte». Parla di attualità anche Michele Placido, che individua nel nostro momento storico lacerazioni sempre più devastanti e grande confusione tra la gente. «Le lacerazioni di oggi sono simili a quelle degli anni '70 - continua Placido riferendo anche di un curioso episodio avvenuto durante la lavorazione, durante il quale si sono ritrovati a girare in via del Babbuino, sotto una gigantografia di Parise affissa dal Comune per ricordare alcuni grandi autori del secolo scorso - intorno a me vedo famiglie sfasciate, donne e uomini con amanti più giovani. Non credo sia cambiato molto da allora, anzi probabilmente qualcosa è peggiorato». L'attore analizza anche le scene di sesso, per la verità molto poche rispetto a quello raccontato. «In genere nei film italiani sono imbarazzanti, invece in questo caso è stata trovata una giusta alchimia tra gli attori». «Siamo molto fortunati ad avere ancora la possibilità di dire e non dire - aggiunge Martone - Il sesso che i protagonisti raccontano spesso è molto più interessante di quello che vivono».

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