ESCONO cinque perle postume del grande Jacques Brel e la polemica sulla sua eredità artistica esplode.
Particolarmente suggestivo, a 25 anni dalla scomparsa del musicista belga, le parole di «L'amour est mort». A voler pubblicare i cinque pezzi, registrati nel 1977 e ritenuti non degni di entrare a far parte del suo ultimo album, «Brel» (ribattezzato dai fans «les Marquises») è stata sempre la figlia, France, opponendosi per 25 anni alla volontà dei due musicisti inseparabili dal padre, l'arrangiatore Francois Rauber e il pianista Gerard Jouannest. Per loro, il grande Jacques non avrebbe mai dato il suo assenso all'operazione ora varata dalla Barclay-Universal, disponibile in cofanetto con doppio CD, in triplo DVD o in edizione «integrale» di 15 CD. «Sans exigence», «Mai 40», «Avec elegance», «La Cathedrale» e «L'Amour est mort»: questi i titoli della discordia, che il pubblico potrà ascoltare a 26 anni dalla loro unica, storica incisione. Un anno prima di morire, Brel tornò a Parigi dal suo esilio in Polinesia. Aveva ancora voglia di suonare, tante parole e tanta musica da incidere, ma fu assalito da giornali, dalle tv e dai paparazzi e si rifugiò da Juliette Greco. Lì sciorinò gli ultimi suoi lampi creativi, una specie di sfida poetica con la morte che sentiva vicina. Provò e riprovò, mise a punto gli ultimi pezzi poi si presentò in sala di registrazione a settembre dai suoi due fidati musicisti per incidere ancora una volta secondo le sue regole: in presa diretta, con l'orchestra. A spingere verso la pubblicazione di quei cinque brani ha contribuito anche il fatto che in molti hanno già potuto ascoltarli: alla Fondazione Jacques Brel, creata dall'infaticabile France, a Bruxelles, la figlia del musicista afferma di aver concesso circa 600 autorizzazioni di «consultazione» ogni anno. E di recente, nella mostra «Brel, il diritto di sognare», sempre nella capitale belga, è stato possibile ascoltare brani di quegli inediti. La canzone «Mai 40», nella quale Brel narra l'invasione nazista della sua Bruxelles, è stata poi fra le musiche di un film di Frederic Rossif sulla vita dell'artista belga. R. T.
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