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Terzo episodio con tanti effetti speciali e la solita grinta di Schwarzy

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Terminator più cattivo Ora è donna

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E SIAMO arrivati a tre. Ma arriverà di certo un quarto. Nel primo «Terminator» Schwarzenegger era un cyborg cattivo che arrivava dal futuro per eliminare una donna da cui sarebbe nato qualcuno in grado di salvare gli uomini dalla minaccia delle macchine. Nel secondo, era programmato invece per proteggere questo futuro salvatore. In quello di oggi è egualmente protettivo nei confronti di quello stesso salvatore sempre nei panni di un giovanotto cui, adesso, presta il suo volto Nick Stahl, reduce da «Bully». Più forte di Terminator, perché tecnicamente più sofisticata, c'è però una donna robot, alleata alle «macchine ribelli» e programmata per eliminare quanti si oppongono al loro piano per distruggere gli umani. Con questi presupposti, il resto, rappresentato in questa terza puntata non più da James Cameron, come nelle altre due, ma da Jonathan Mostow di cui si ricorderà forse «U-571» su sommergibili americani e tedeschi durante l'ultima guerra. Non ha né le doti drammatiche né quelle visive del suo predecessore però, dovendo far soprattutto chiasso e fracasso, non può dirsi che non sia riuscito nel suo intento. Le pagine più suggestive sono quelle che sottolineano, con tutti i possibili affetti digitali, gli scontri fra i robot. Pronti a tutto, capaci di tutto, facendo schizzar fuori dalla loro pelle i congegni meccanici più fantasiosi, sparando fiamme, cadendo, rialzandosi, indistruttibili e imbattibili fino a quando, per eliminarli, non si ricorre ad aggeggi persino più forti di loro. Anche se, dopo alcuni sconquassi, accade che sia il robot cattivo con sembianze femminili sia il nostro Terminator, si rimettano in piedi pur con l'aria un po' malconcia. Si fanno però seguire, perché realizzate addirittura con irruenza, tutte quelle pagine, numerose, in cui sia gli umani sia i robot si combattono servendosi dei più svariati mezzi di locomozione. Uno dei luoghi comuni del cinema di Hollywood sono gli inseguimenti devastanti nei film d'azione. Qui tutto è portato al diapason, soprattutto lo sfascio che riduce in polvere le auto più potenti, i camion d'ogni tipo e d'ogni grandezza, con o senza rimorchio, pronti a saltare in aria o a sfracellarsi mentre il fumo e il fuoco li sottraggono alla vista. Con il corollario di rombi, scoppi, frastuoni ed esplosioni riecheggiati, per simbiosi, anche dalle musiche di sfondo. Sempre assordanti. In mezzo Schwarzenegger è solo grinta e maschera meccanica. Un'atonia di mimica in cui eccelle.

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