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di GIAN LUIGI RONDI ASSASSINI DEI GIORNI DI FESTA, di Damiano Damiani, con Carmen Maura, ...

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DAMIANO Damiani è stato uno degli esponenti più seri del nostro cinema civile («Il giorno della civetta», «Confessione di un commissario di polizia»). Autore di severi impegni anche in televisione («La piovra»), quando è tornato al cinema ha mostrato vitalità non dissimili nel «giallo» («Pizza Connection») e nello psicodramma («Gioco al massacro»). Oggi, nell'ambito di una coproduzione con la Spagna e operando su un testo firmato da altri, ha aggiunto al suo arco una corda in più, quella dell'umorismo macabro. Anni Cinquanta in Argentina. Una compagnia teatrale, morto il capocomico, tenta per sopravvivere, i rimedi più improbabili, fingendosi, ai funerali, parenti dei defunti e impadronendosi di tutto quello su cui riescono a mettere le mani, finché un giorno, essendosi imbattuti in un morto senza parenti, pensano di proporsi come tali per raccoglierne l'eredità. Scoprono, però, che aveva una moglie... imbalsamata in casa, così la sostituiscono facendo vestire da donna il più giovane fra loro e mettendolo in rapporto con un ingenuo avvocato cui danno l'incarico di risolvere le questioni legali conseguenti. Se non che l'avvocato si innamora del giovane che crede donna e l'altro ne è turbato. Una sorpresa tra la beffa e la truffa scioglierà però tutti i nodi. Damiani, senza far opera d'autore, ha risolto comunque questo intrigo tenendolo, come climi e come modi, sempre in giusto equilibrio fra la commedia e il dramma. Caratterizzando i personaggi degli attori con segni abili e forti e tenendo con accortezza in sospeso il travaglio psicologico del giovane che si finge donna, pronto poi a risolverlo con furbizia scoperta. Gestendo con maestria anche la recitazione di tutti, da Carmen Maura, che organizza l'inganno, a Sara D'Amario che nella finzione, all'inizio, è camuffata sì, ma da uomo.

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