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E adesso Verdone sogna di fare l'attore drammatico

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Premiato a Fiano Romano come «il regista che più ama le donne»

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È apparso così Carlo Verdone, l'altra sera a Fiano Romano, durante la giornata conclusiva del festival «Lo schermo è donna», dedicato all'universo femminile nel cinema, e dove è stato consacrato «il regista che più ama le donne», con tanto di consegna, da parte della regista Livia Giampalmo, di una targa al merito. Ha raccontato tanti aneddoti, tra l'ilarità dei presenti. Alcuni già noti al grande pubblico, altri meno, come quello di Rossellini che dopo aver esaminato i filmati di Verdone per la sua ammissione al Centro Sperimentale di Cinematografia di Cinecittà, tanti anni fa, gli disse con tono solenne: «Ascolti quello che le dico. Un giorno lei diventerà un grande regista drammatico». Verdone, contento per questo riconoscimento? «Vorrei essere ricordato, un domani, spero il più lontano possibile, come il regista che amava e valorizzava le donne sul grande schermo. Perchè credo di averlo fatto. Già dal primo film, "Un sacco bello", si capiva che "l'altra metà del cielo" avrebbe avuto molto spazio nei miei lavori. Erano gli anni del femminismo, del ribaltone, del cambiamento dei ruoli tra uomo e donna. Gli uomini iniziavano a mostrare le loro debolezze e fragilità. Sono contento di aver lavorato con alcune delle più belle e delle più brave attrici italiane». Sarà ancora una donna la protagonista del prossimo film? «Sicuramente, perchè la storia sarà centrata sul tema delle fragilità nelle relazioni affettive e quindi è indispensabile una presenza femminile». Ci può anticipare qualcosa? «Il titolo ancora non l'ho deciso. Ho appena finito di scriverlo con Francesca Marciano e Pasquale Plastino». A tempo di record, rispetto a «Ma che colpa abbiamo noi» per il quale ha impiegato tre anni... «Questa volta è venuto di getto». Ha in mente un'attrice alla quale affidare il ruolo principale? «Ho varie ipotesi. Spero che possa essere accanto a me Stefania Rocca. Ma ancora non c'è nulla di definitivo, solo dei contatti. Deve peraltro ancora leggere la sceneggiatura. Le riprese comunque avranno inizio a settembre, se tutto fila liscio, però non so ancora dove». Gira voce di un film che interpreterà nella veste di semplice attore, con la regia di Giovanni Veronesi, dal titolo «Manuale d'amore». «Sì, lo faremo tra un anno e sarà ad episodi. Credo che saranno quattro o cinque. Penso che il mio sarà l'ultimo, ma la mia parte è ancora tutta da scrivere. Al momento ho solo una traccia». Una novità questa collaborazione con Veronesi, nel senso che raramente si fa dirigere da qualcun'altro. «Sarei molto disposto a farmi dirigere da un collega, solo che dovrei trovare una buona storia ed un buon copione. Tutto lì il problema. Se un giorno un bravo regista mi volesse proporre un film drammatico lo farei con molto piacere. Però vorrei essere diretto, non voglio farlo io. Potrei disorientare il mio pubblico. La gente si affeziona alla maschera del comico e se cambi perdi la sua fiducia». Quello che le propongono è di scarso valore? «Spesso. Ma io spero sempre che un giorno qualcuno mi chiami per affidarmi una bella parte. Si arriva in un momento della carriera in cui bisogna valutare le proposte degli altri. Credo di essere giunto al punto giusto».

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