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Suo «Vengo anch'io, no tu no»

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Compose con Fo il motivo portato al successo da Jannacci

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Era il 1987 e la prima si svolse in uno dei più importanti teatri italiani di provincia, il Metastasio di Prato. Uno spettacolo singolare: Calenda arrivava all'"assurdo" del teatro beckettiano, attraverso due comici dell'arte italiana, Mario Scaccia e Fiorenzo Fiorentini, ai quali si aggiungevano Pupella Maggio e Pietro De Vico, per uno spettacolo che esaltava il "nulla". Fiorenzo Fiorentini era fiero del suo Estragone, del suo clochard che interpretava vicino a Mario Scaccia, con il quale si ritrovò a recitare anche in «Rappaport», nell'89, un testo dolceamaro sulla condizione della terza età. Aveva iniziato la sua carriera come giornalista, per poi trasformarsi in autore e attore radiofonico prima di passare al teatro. Ed uno dei ruoli che gli sono più piaciuti di interpretare è senza dubbio quello del grande Petrolini, «Petrolini, biografia di un mito», che gli aveva scritto Ghigo De Chiara. La sua era una comicità d'impatto, sentita, entusiasta, romana, la stessa che l'aveva spinto al cabaret con il suo Gastone, nel '69, ed a fondare, nell'80, il Centro Studi Ettore Petrolini. La sua popolarità e la sua simpatia l'hanno portato negli anni Sessanta a prestare la sua maschera a film come «Il tigre», con Vittorio Gassman, e «Parigi o cara» con Vittorio Caprioli, ma, oltre ai numerosissimi personaggi radiofonici e teatrali, non vanno sottaciute le sue canzoni, sia quelle scritte con Renato Rascel, che le due che restano nell'albo d'oro della nostra canzone: «Vengo anch'io, no tu no» e «Cento campane». «Vengo anch'io» l'ha scritta con Dario Fo e divenne un successo popolare grazie all'interpretazione di Enzo Jannacci, un vero tormentone. Mentre «Cento campane», con la voce di Lando Fiorini, divenne popolare nel 1971, ma era stata composta nel '52 da Fiorenzo Fiorentini che si accompagnava con la sola chitarra, mentre il grande successo arrivò sia con Lando Fiorini che dal successo di Nico Tirone (ex leader del gruppo Nico e i Gabbiani), che la cantava nella sigla dello sceneggiato televisivo «Il segno del comando», interpretato da Ugo Pagliai e Carla Gravina. Ma la vita di Fiorenzo Fiorentini era nel teatro, nel suo teatrino a Testaccio e nel giardino estivo di Santa Sabina, all'Aventino, dal quale ammirava tutta la sua Roma, mentre interpretava il suo «Marchese del Grillo» oppure «La casina» di Plauto: classici degli attori romani che Fiorentini ha sempre vestito di bonomia.

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