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la violenza sulle donne

Sanremo, Rula Jebreal tira numeri a casaccio. E i suoi conti non tornano

Per la Jebreal oltre tre milioni di impiegate in tre anni ha subìto aggressioni sul posto di lavoro. Ma secondo l'Istat le occupate sono 9,9 milioni

Sanremo, Rula Jebreal tira numeri a casaccio. E i suoi conti non tornano

Rula Jebreal è stata tra i protagonisti più apprezzati e applauditi della serata inaugurale del 70° festival di Sanremo. Il suo monologo, che ha riacceso i riflettori sulla tragica piaga della violenza contro le donne e rievocato la terribile esperienza della madre, morta suicida, ha raccolto consensi pressoché unanimi con il testo riproposto e condiviso migliaia di volta sui social.
Proprio sul testo però è nato un piccolo giallo, relativo alle statistiche denunciate dalla giornalista in questo passaggio: «Ma poi ci sono i numeri. E in Italia, in questo magnifico Paese che mi ha accolta, i numeri sono spietati. Negli ultimi tre anni sono tre milioni 118mila le donne che hanno subito violenza sessuale nei posti di lavoro».

Un numero che appare immediatamente enorme se rapportato al numero di donne occupate. Partiamo dall’ultimo dato fornito dall’Istat alla fine del 2019: il numero delle lavoratrici registrava un aumento record, assestandosi a un passo dal traguardo dei 10 milioni. Le statistiche parlano esattamente di 9,9 milioni di donne occupate, per cui se più di 3 milioni avessero subito violenza significherebbe che una donna su tre abbia subito uno stupro. E per qualsiasi paese civile sarebbe indice di un trend vergognoso e inaccettabile.

Nasce però il sospetto che la bravissima Rula Jebreal, nell’emozione del momento, abbia usato il termine «violenze» in luogo di «molestie». Resterebbe comunque una piaga da combattere con tutte le armi ma emergerebbe un quadro certamente più verosimile, seppur ancora ben lontano dalla realtà.

Anche in questo caso è l’Istat la nostra stella polare, con la sua indagine sulla sicurezza dei cittadini relativa al 2016. Come spiegato dall’Ente la ricerca ha permesso di stimare il numero delle donne che, nel corso della loro vita e nei tre anni precedenti all’indagine, sono state vittime di molestie e i ricatti sessuali in ambito lavorativo. Vengono comprese le molestie sessuali con contatto fisico, colleghi, superiori o altre persone che sul posto di lavoro hanno tentato di toccarle, accarezzarle, baciarle contro la loro volontà, fino al tentativo di utilizzare il corpo della donna come merce di scambio, con la richiesta di prestazioni o rapporti sessuali o di una disponibilità sessuale in cambio della concessione di un posto di lavoro o di un avanzamento.

Questi i risultati: sono un milione 404mila le donne che nel corso della loro vita lavorativa hanno subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro. Rappresentano l’8,9% per cento delle lavoratrici attuali o passate, incluse le donne in cerca di occupazione. Nei tre anni precedenti all’indagine, ovvero fra il 2013 e il 2016, hanno subito questi episodi oltre 425mila donne (il 2,7%).

In conclusione pur ammettendo l’errore semantico della Jebreal (prontamente corretto da alcuni siti che hanno riproposto il testo) e includendo ogni tipo di molestia e violenza, le cifre reali parlano di 425mila donne, un numero ben lontano dal dato monstre di tre milioni.

Sull’argomento è intervenuta anche Isabella Rauti, membro della Commissione parlamentare contro il femminicidio: «La commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio nonché su ogni forma di violenza di genere non ha tra i suoi compiti istituzionali quelli della raccolta di dati e il monitoraggio; tuttavia esistono le statistiche nazionali dell’Istat, la banca dati del Ministero degli Interni, con le rilevazioni della polizia di Stato sulle violenze di genere e i femminicidi, nonché le stime dei Centri antiviolenza attivi sul territorio. In campo internazionale altri dati in merito vengono forniti dalla Oms e dall’Eures e da altri istituti. Rispetto al monologo sanremese di Rula Jebreal non bisogna essere né dei matematici né degli esperti di pari opportunità per smentirla, perché è di tutta evidenza che i dati forniti dalla presentatrice: "negli ultimi 3 anni sono 3 milioni e154mila le donne che hanno subito violenze sessuali sul posto di lavoro", sono sconclusionati; ossia saltano nella specifica nei luoghi di lavoro».

Anche la parlamentare sposa la tesi dell’errore nel termine adoperato: «È evidente che si è confusa tra "violenze sessuali" e "molestie sessuali" e tra ambito extralavorativo e luoghi di lavoro. Se non si è confusa, allora non ha studiato abbastanza e peccato perché anche sulle "molestie nei luoghi di lavoro" esistono stime e statiche percentuali. Mi rendo conto di essere una voce fuori dal coro ma credo che, se in un palcoscenico così prestigioso si esibisce un rapper diventato famoso per canzoni con testi che inneggiano alla violenza sulle donne e al femminicidio e, se per "recuperare" e bilanciare si fa un monologo sulla violenza di genere, pretendiamo che almeno i dati forniti siano corretti e non ripetuti "a pappagallo" proprio perché come dice Rula sono spietati, ma non sono i suoi! E soprattutto non solo di numeri parliamo ma di persone, di corpi e di vite di donne».

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