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Ecco le balle sull'arresto di Riina

I quotidiani stravolgono anche le parole del boss su Provenzano: «Non è stato lui a tradirmi, è un amico. Fu il pentito Di Maggio». E la Dia conferma

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Dei dialoghi in carcere fra Totò Riina e il boss Alberto Lorusso, registrati per mesi dalla Dia di Palermo e finiti in 1300 pagine di verbali, molti quotidiani, come dimostrato nelle puntate precedenti, hanno raccontato il contrario esatto della verità. Non solo per quanto riguarda Giulio Andreotti, l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino, l'ex generale del Ros Mario Mori, la cosiddetta Trattativa Stato-Mafia e il famigerato “papello”. L'ennesima “invenzione” dei professionisti dell'antimafia di carta (l'abbiamo scoperta giusto ieri) riguarda la genesi dell'arresto di Riina. IPOTESI INVEROSIMILI Secondo la vulgata giornalistica corrente, il Padrino sarebbe stato preso grazie a una “collaborazione” fra il Ros di Mori, il mafioso Vito Ciancimino e il boss dei boss Bernardo Provenzano. Questa ipotesi si basa essenzialmente su due circostanze. La prima riguarda le dichiarazioni rese ai pm da Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito, che ha sostenuto di aver fatto da “intermediario”, insieme al padre, fra il Ros dei carabinieri e Provenzano, allo scopo di mettere dietro le sbarre Riina in cambio di una sorta d'“impunità” per Binnu (una tesi che proverebbe la Trattativa). Il secondo punto su cui poggia la teoria di un Provenzano che “consegna” il collega e concittadino corleonese è il dialogo fra Riina e Lorusso del 19 agosto 2013, quando Totò u' curtu afferma: “Questo Binnu Provenzano chi è che gli dici di non fare niente? (…). La cosa…quindi tu collabori con questa gente a fare il carabiniere pure (…)”. Una frase interpretata dai “mafiologi di professione” più o meno così: Provenzano ha fatto “il carabiniere” e lo ha venduto. MALATO TERMINALE Ma sia la prima che la seconda circostanza sono prive di fondamento. Il Padrino, infatti, in queste telefonate trascritte in 1.300 pagine, afferma sempre il contrario, e cioè che Provenzano non lo ha mai tradito, che è “uomo d'onore”, e che a fregarlo sono stati i Ciancimino e il suo autista, quel Balduccio di Maggio che parlò del bacio con Andreotti (smentito dal boss). Riina, inoltre, si preoccupa anche della salute del suo “compare” Provenzano. Ed ecco i passaggi che smentiscono le ricostruzioni finora propalate. Nel primo, Riina afferma che di uomini come lui e Provenzano non se ne trovano più, si dispiace della sua malattia e si preoccupa per la famiglia: “Ai tempi di Totò Riina (…) u zu Totò Riina (…) è inutile, questo trio...di uomini…non ce n'è (…) che a trovare le idee di un cristianu...che si mettono a disposizione per fare i Carabinieri (…) quello è un bambino che adesso è ammalato (…) come lo hanno fottuto, disgraziati (…). lui i picciuli ce li ha (…) la moglie ce li ha conservati”. IL FOLLE CIANCIMINO Ma già una settimana prima, ripetendo le parole di Massimo Ciancimino “io, mio padre, il colonello Mori convincemmo a Provenzano a fare arrestare Riina”, Totò u' curtu aveva affermato: “Ma santo cielo...tu Ciancimino...sei un folle di catene (…) siete due folli da attaccare. Se dici tu e tuo padre...ma che ci mettete a Provenzano...”. Come dire, Provenzano non c'entra niente. Il 31 agosto 2013 la Dia riassume: “Riina riferisce a Lorusso di avercela con quelli che si lamentavano dell'attività stragista portata avanti da Riina e accusano Provenzano di averlo spalleggiato. Riina non ce l'ha con quest'ultimo ma con coloro che non hanno condiviso la sfida da egli sostenuta contro lo Stato (…) Ribadisce che lui non ce l'ha con Provenzano”. L'AMICO BINNU Il 5 settembre 2013 Riina è ancora più chiaro. Quando Lorusso ipotizza che Ciancimino potrebbe aver proposto a Provenzano di “toglierlo di mezzo”, il Padrino replica: “A Ciancimino l'ha agganciato Mori (…) chi è più spione di tutti docu (qui, ndr) non si sa... però escluso Binnu”. Tutti sono spioni, Provenzano no. Il 14 settembre la Dia riassume ancora: “Riina si lascia andare a delle considerazioni sul ruolo degli amici. A suo parere molte persone sono “amici della giornata”, dando al suddetto termine un significato negativo. Egli ritiene che gli amici debbano essere “oggi, domani e per sempre”, un po' come Provenzano (…) l'amico deve essere fidato. In proposito Riina si lascia andare a delle ulteriori lodi nei confronti di Provenzano: (…) “Un amico, è stato sempre un amico”…”. UN AMICO NON TRADISCE È il 3 ottobre 2013 quando “La Belva” parla della visita del procuratore di Caltanissetta, e racconta di avergli detto che lui lo sa benissimo chi l'ha fatto arrestare ed è inutile insistere sul “tasto” Provenzano: “Il procuratore di Caltanissetta è venuto qua a interrogarmi (…), gli ho detto (…) lei non lo sa chi mi ha fatto arrestare a me che mi deve convincere che fu Provenzano? (…) Gli ho detto...veda che Provenzano neanche una mosca è capace di fare arrestare. Minchia...ha preso gli incartamenti che aveva “andiamo andiamo” (…). Provenzano è un cristiano (…) non mi ha mai tradito (…) meraviglioso...un amico, un carattere... è stato sempre un cristiano buono (…). Si è affezionato a questi disonorati dei Ciancimino (…) i Ciancimino, gli ho detto, o presto o tardi diventeranno spioni” BALDUCCIO TRADITORE Il 4 ottobre 2013, infine, Riina viene sentito ancora dal procuratore di Caltanissetta e fa anche il secondo nome di chi pensa l'abbia tradito: “A me mi ha fatto arrestare (…) Di Maggio”, e aggiunge: “Di Maggio là ci siano fatti un processo e si prendeva i soldi”. Quel giorno la Dia annota: “Riina racconta di essere stato sentito sulla vicenda del suo arresto e che i magistrati gli hanno contestato che lui è stato arrestato dal tradimento del suo paesano (Provenzano, ndr) con Ciancimino e il figlio di quest'ultimo; di aver negato in maniera chiara che il suo paesano sia stato l'autore del suo arresto”. Ma l'“antimafia di carta” continua a sostenere che Riina fu tradito da un “accordo” fra Ciancimino, Provenzano e Mori. Perché solo così quel che resta della teoria della “Trattativa” può (forse) rimanere in piedi. (Ha collaborato Enrico Tagliaferro)

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