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Dama Bianca, auto sospette e droga. Il giallo del maresciallo suicida

Un finanziere accusato di traffico di droga, stranamente muore suicida. Un altro trasferito perché ha fatto parcheggiare in caserma l’auto della sorella

Dama Bianca, auto sospette e droga. Il giallo del maresciallo suicida

Fermata con 24 kg di cocaina Federica Gagliardi

Un finanziere accusato di traffico di droga, stranamente muore suicida. Un altro trasferito perché ha fatto parcheggiare in caserma l’auto della sorella, la Dama bianca Federica Gagliardi, arrestata nel marzo scorso a Fiumicino con 24 chili di cocaina. Lo scalo internazionale sembra l’aeroporto delle nebbie, già anni fa così descritto da due superpoliziotti e superdecorati che però sono stati pensionati quasi fossero dementi. Succedono cose strane al Leonardo da Vinci. Sembra che chi lo tocchi muoia o rischi di lasciarci le penne.

 

L’AUTO IN CASERMA

A marzo accadono tre fatti importanti. Viene arrestata la Dama Bianca, si scopre che la sua auto era parcheggiata nella caserma interforze Iavarone (di polizia, carabinieri e finanzieri) e scompare il maresciallo scelto delle Fiamme gialle Massimo Calleri, nel settembre 2010 arrestato assieme ad altre quattro divise accusate di aver permesso il passaggio di 80 chili di droga, mai trovata. La cattura di Federica Gagliardi avviene nella tarda mattinata del 13 marzo. Intervengono i militari della Tributaria di Napoli. Aspettano la bella trentunenne sotto l’aereo che atterra da Caracas, in Venezuela, e la portano in ufficio, con zainetto e bagaglio a mano. Lei è una donna che si conosce. Tre anni prima con il premier Silvio Berlusconi è stata al G8 di Toronto, in Canada. La chiamano in quel modo perché porta sempre abiti di quel colore. Il 13 marzo la giovane non passa per la «consegna assistita». Non segue le normali procedure che potrebbero far uscire allo scoperto i complici che devono prelevare il prezioso carico. I militari sanno di andare sul sicuro e fanno tutto subito. E difatti: nella valigia ci sono 24 chili di cocaina che dovevano finire nel capoluogo parteneopeo. La Dama bianca viene portata nel carcere di Civitavecchia. A chi erano destinati quei 21 panetti di polvere bianca? Non si sa. Però si scopre dell’altro. La macchina di Federica Gagliardi si trova nel parcheggio della Iavarone. La notizia la tira fuori il sito Internet Notte criminale . Chi l’ha fatta passare? Si scopre ora: è stato il fratello della Gagliardi, in servizio alla Finanza, quel giorno di turno. Lui è stato trasferito a Udine e anche l’ufficiale di quella mattina ha tolto le tende. Adesso è a Parma.

 

LO STRANO SUICIDIO

A marzo c’è un’altra sopresa. È tragica. Nella sua casa di Ladispoli viene trovato senza vita il maresciallo Massimo Calleri, 51 anni. Anche lui ha avuto a che fare con l’aeroporto di Fiumicino e pure lui è stato coinvolto in un traffico di droga. Il 22 settembre 2010 è stato arrestato assieme ad altri colleghi presunti infedeli: il militare Pasquale Marciano e i poliziotti Francesco Mostarda e Cesare Bove, quest’ultimo catturato un anno dopo in via Cola di Rienzo, mentre andava a trovare la compagna. In casa gli sono stati trovati pure fucili e pistola. Il loro fermo è stato quasi casauale. Un mattina Calleri si fa mettere di turno, controlla le uscite interne dello scalo. Via telefonino, il contatto a Santo Domingo fornisce a Bove le foto dei sacchi di droga. Lui è di riposo. Però sale su una Volante e va sotto al volo Blu Panorama, dove c’è la campana con i bagagli. Taglia la rete e prende la merce. Guarda caso alla scena assiste il figlio di Carlo Toto, proprietario della compagnia aerea. Avvisa la polizia e partono le indagini. Fino ai fermi. Ma chi tocca l’aeroporto rischia la vita. Calleri non regge la tensione. Parla e dice tutto al pm Edmondo De Gregorio. «Era fuori di sé», ricorda il legale, l’avvocato Alessandro Maria Tirelli. Poi la strana morte del maresciallo.

 

I SUPERPOLIZIOTTI

Che il Leonardo da Vinci fosse pericoloso si sa da parecchio. Lo hanno scritto agli inizi del 2003 due investigatori che hanno imbastito la trama dell’operazione «Alba nuova» contro la mafia del litorale, portata a termine lo scorso anno dalla Squadra mobile con 51 arresti. Loro si chiamano Gaetano Pascale e Piero Fierro. Hanno scritto nelle informative che la malavita si riforniva coi carichi di stupefacente che atterravano allo scalo romano e passavano indisturbati grazie alla complicità di agenti venduti. I due poliziotti non sono morti. Sono stati decorati. Ma poi sono stati terminati in altro modo. È bastato un anonimo. Ha scritto poche righe sui loro rimborsi in busta paga e sono stati riformati. Chi tocca l’aeroporto muore.

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