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I fondi neri del Mose "gestiti" dalle coop rosse

Il presidente Mazzacurati (Cnv): "Marchese (Pd) curava i conti della sinistra". Referente anche all’epoca dei Ds

I fondi neri del Mose "gestiti" dalle coop rosse

Mose, primi interrogatori

Il «sistema» tangentizio dietro gli appalti al Mose di Venezia seguiva un doppio binario. Da una parte c’erano delle specie di «stipendi» registrati in contabilità. Dall’altra c’erano finanziamenti compiuti grazie ai «fondi neri» costituiti attraverso un giro di false fatturazioni. Un fiume di denaro sporco, come il mezzo milione di euro che finisce dritto nelle tasche di Giampietro Marchese, esponente di spicco del Pd ed ex riferimento veneto degli allora Ds, creato anche grazie alle Coop rosse.

Gli atti investigativi della Finanza, svelano un meccanismo per distribuire tangenti, dai partiti di centrodestra a quelli centrosinistra. Denaro che andava a foraggiare le tasche della politica. C’è il caso dei «contributi» a Marchese. Il capitolo è quello dedicato ai «finanziamenti in nero», «trattasi del secondo meccanismo di finanziamento scoperto, ossia finanziamenti Cvn con risorse create tramite false fatturazioni da imprese consorziate a Cvn, pagamento del Cvn delle fatture alle consorziate, retrocessione di parti di questi importi al Cvn e consegna diretta in nero da Cvn al Marchese di questi somme». Questo lo schema di come, fra il 2005 e il 2013, erano costituite le somme e poi girate nelle tasche di Marchese. Ma chi era esattamente questo personaggio della sinistra? Lo racconta Giovanni Mazzacurati, presidente del consorzio Cvn: «Una persona che curava, diciamo, i conti direi della sinistra politica, come la persona con cui dovevo parlare per metterci d’accordo sulle dazioni che fossero state necessarie». In sostanza, Marchese «era il collettore dei soldi del Cvn per la sinistra, così come Galan e Chisso lo erano per la destra». A chiarire i contorni del ruolo dell’esponente del Pd è Mazzacurati: «Erano somme in contatti…C’erano delle occasioni in cui c’era bisogno di questo, così, a seconda dei tempi». Il denaro, frutto delle false fatturazioni, faceva un giro molto particolare: «Quelli che ricevevo da Savioli (Pio, componente del consiglio direttivo del Consorzio Venezia Nuova, ndr) provenivano dalle cooperative chiamiamole di sinistra (…) c’era il Coveco…poi il Coveco aveva nel suo interno varie cooperative». Finanziare Marchese, dunque, era necessario. Perché è lui a riuscire nell’intento di far essere favorevole il Pd al progetto del Mose. I rapporti che legano Marchese con Mazzacurati, invece, sono raccontati da Federico Sutto, dirigente del Cvn: «Si sono sempre sentiti, ancora da quando lui diventa consigliere regionale, si sono conosciuti credo su Jesolo inizialmente, quando sono stati fatti i lavori su Jesolo e dopo lui diventa vice presidente del Consiglio regionale, era un po’ il referente per quanto riguarda tutta quanta l’area Ds o Pd dopo e i rapporti li tiene direttamente Mazzacurati».

Intanto Raffaele Squitieri, presidente della Corte dei conti, ha avviato un’inchiesta interna per verificare se siano state rispettate tutte le procedure di controllo compiute negli anni sul Mose. Ieri, inoltre, si sono svolti i primi interrogatori di garanzia degli arrestati. Tra i primi a sfilare davanti al gip, il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni. Il difensore del politico ha voluto precisare che Orsoni «non ritiene che gli sia addebitabile nessun tipo di responsabilità e si propone di dimostrarlo attraverso una serie di indagini difensive».

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