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"La nuova verità del caso Moro? Era già raccontata nel mio film"

Parla il regista Renzo Martinelli che girò "Piazza delle Cinque Lune"

"La nuova verità del caso Moro? Era già raccontata nel mio film"

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La trama del film Piazza delle Cinque Lune «ispiratrice» delle nuove rivelazioni sul rapimento di Aldo Moro? La lettera anonima su cui ha indagato l’ex agente Enrico Rossi, che parla della presenza di due agenti dei servizi segreti in via Fani, a bordo di una Honda, è solo una «patacca» camuffata da nuova verità? Le similitudini fra il film, del 2003, e il contenuto della lettera che risale al 2009 e che è stata scritta da un misterioso 007, sono impressionanti. E se è vero che Piazza delle Cinque Lune va oltre nella fantasia, mettendo in scena delle Br infiltrate anzi comandate dalla Cia, è altrettanto vero che molti particolari presenti nel film e nella lettera, sono praticamente indistinguibili. Una coincidenza? Oppure una storia quantomeno «orientata» dal film? Ne parliamo con il regista di quel film, Renzo Martinelli.
Allora, le analogie tra il film e la lettera anonima sono impressionanti. Cos’ha pensato quando l’ha letta?
«Sono rimasto sconcertato perché confermano quanto abbiamo sostenuto dieci anni fa nel film. Solo che all’epoca tutti ci hanno ignorato. Ciò che avevano messo in scena con Piazza delle Cinque Lune trova oggi un’incredibile conferma».
L’autore della lettera dice di essere un agente segreto in fin di vita che vuole «confessare» prima di morire. Anche l’uomo che nel film consegna al giudice il filmato inedito su via Fani ha una malattia terminale. Una coincidenza?
«La nostra era un’invenzione drammaturgica. L’uomo che avvicina il magistrato era un brigatista che faceva parte del commando e che prima di morire vuole rivelare la verità sulla dinamica dell’agguato. Ora la realtà supera la fantasia. Quanto alla malattia, beh, la gente muore di tumore tutti i giorni. Probabilmente si tratta di una coincidenza».
Nel film l’uomo che confessa dice che la mattina della strage era seduto sul sellino posteriore della Honda. La stessa versione di colui che ha vergato la lettera.
«Credo sia un’altra coincidenza. D’altronde la moto aveva una funzione indispensabile per la perfetta riuscita dell’operazione».
Ancora un’altra similitudine. Lei nel film parla del ruolo del colonnello del Sismi Camillo Guglielmi; l’autore della misteriosa missiva afferma di essere stato al suo servizio in via Fani. Un’altra coincidenza?
Che Guglielmi fosse presente all’angolo tra via Fani e via Stresa, da dove assiste all’agguato, è un dato di fatto. Guglielmi, poi, non è un colonnello qualunque, è uno che insegna agli uomini di Gladio le tecniche d’imboscata.
Dunque per lei è verosimile anche, come scritto nella lettera, che sulla moto fossero presenti due agenti dei servizi segreti italiani?
«Non è solo verosimile, è la realtà. È questa la verità. Sono assolutamente convinto che quanto scritto nella lettera sia vero».
Ritiene, quindi, che dopo tutti questi anni si stia andando verso la verità su quella tragica pagina della storia italiana?
«Nessuno conosce la verità sul caso Moro, ma sono sicuro che quell’operazione avesse delle coperture ad alto livello. Come sempre, però, col tempo si creano delle smagliature. Questa lettera può rappresentare la prima. Magari fra 30 anni scopriremo che probabilmente la nostra ricostruzione era tutta corretta».
Nel suo film, però, lei va oltre, teorizzando che dietro le Br ci fosse la Cia.
«Quando parlo della Cia come "regista" dell’agguato di via Fani è perché l’intuito mi porta là. In via Fani c’è stata una manovra d’attacco militare perfetta. Oltre ai brigatisti c’erano degli specialisti. Sì, le Br erano eterodirette».
Non pensa che l’autore della lettera possa essersi lasciato suggestionare, o addirittura guidare, dal suo film?
«Lo escludo. Credo che chi ha messo nero su bianco quelle parole è solo un uomo che ha raccontato un pezzo di verità coincidente con un altro pezzo di verità che noi avevamo già svelato».

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