La nuova vita di Nek: "In televisione mi sento come un papà"
Una tournée europea intitolata «Nek Hits» che lo vedrà protagonista dal primo marzo col suo power trio. Il ruolo di coach nella nuova edizione di «The Voice Kids» che si concluderà sabato 14 febbraio su Rai1. Filippo Neviani in arte Nek alterna musica e televisione stando ben attento a non andare fuori tempo. Con un occhio al Festival che sta per cominciare e che guarderà rigorosamente «dal divano di casa» tifando per Francesco Renga.
Nek, tra pochi giorni partirà in tour con la nuova tranche di «Nek Hits». Che spettacolo sta preparando?
«La scaletta dei concerti si concentrerà sulle canzoni che mi hanno fatto arrivare fin qui in più di 30 anni di carriera. Ho il privilegio di andare sul palco col mio repertorio. Il leitmotiv sarà proprio il viaggio tra i singoli che hanno fatto la mia storia in una dimensione essenziale che ha il suo massimo espressivo nel power trio. In modalità Police, per intenderci: basso e voce, chitarra e batteria. Nient’altro. In questo modo abbiamo preservato l’essenza delle canzoni e le abbiamo rese più energiche, ruvide, selvatiche. Più rock ’n’ roll. Per me era importante tornare a essere un musicista».
Gli esordi della sua carriera sono legati al power trio con cui reinterpretava le canzoni dei Police. Cosa le ha lasciato quel periodo?
«Mi ha permesso di scoprire l’arte del minimalismo, della semplicità che, però, aveva una forza impressionante. Mi ha sempre affascinato il suono che si esprimeva con tre soli strumenti ed è la stessa energia che oggi cerco di portare sul palco ispirandomi a un gruppo gigantesco nella storia della musica come i Police. Anche la mia "Laura non c’è" segue quella stessa idea: tre o quattro note messe insieme devono già essere il pezzo».
Per lei ora c’è anche tanta tv. In questi giorni è impegnato come coach in «The Voice Kids». Si sente un po’ il papà dei ragazzi in gara?
«Assolutamente sì. Molto più un papà che un consigliere o un allenatore. Avere a che fare con i bambini è un’esperienza nuova per me. Essere uno dei coach di The Voice Kids è un esercizio bellissimo di condivisione e una grande infusione di coraggio per un uomo di 54 anni come me. Essere genitore è l’attività più complicata che ci sia. Non è facile avere 15 anni in un mondo come il nostro, con tutti gli stimoli a cui siamo sottoposti. E io sono un papà molto apprensivo. Ma ci metto tutto l’impegno».
Durante la trasmissione come si trova con gli altri coach e con la padrona di casa Antonella Clerici?
«Con Antonella ci conosciamo da tanto tempo ed è molto felice della mia presenza. A Loredana Bertè chiedo di raccontare aneddoti su aneddoti perché è un pezzo di storia della musica e mi fermo ad ascoltare le sue storie. Clementino e Rocco Hunt sono uno spasso. Arisa ha una profondità che nemmeno lei sa di avere. Ogni tanto la stuzzico, ci vogliamo bene. Tra noi non c’è prevaricazione. È tutto molto pulito ed è proprio quello che piace al pubblico».
Cosa le piace di più della televisione?
«La tv mi permette di gestire diversamente il tempo e lo spazio. Prima mi invitavano solo come ospite e dovevo trasmettere emozioni nel tempo di una canzone e, nell’eventualità, dire qualcosa. Ora, invece, sono passato dall’altra parte e devo essere un tramite tra i talenti e il pubblico a casa. Posso esprimermi e viene fuori un Filippo diverso, non solo quello che si vedeva in tre minuti di performance. Viene fuori la persona: la televisione mi ha aperto nuovi stimoli. Sto imparando una professione diversa. L’arte dell’entertainment è davvero infinita».
Tra pochi giorni l’Italia sarà davanti alla tv a guardare il Festival di Sanremo targato Conti. Lo seguirà anche lei?
«Lo guarderò dal divano di casa tra una prova e l’altra. È un momento in cui l’Italia alleggerisce un po’ i toni. Ci serve tanto soprattutto in questi tempi così complicati. La musica ha il compito di farci evadere. Il Festival di Sanremo è il re dei talent show perché tutto si gioca in diretta in quel preciso momento e quel talento si conferma, oppure segna il suo destino o ancora sentiamo per la prima volta una voce che ci accompagnerà per tanto tempo».
Lei ha partecipato al Festival 5 volte. Cosa le ha dato e cosa le ha tolto Sanremo?
]«Sanremo 2019 per me non è stato molto brillante come risultato della canzone dopo il Festival. Quello del 2015, invece, ha sancito la rinascita della mia carriera. Diciotto anni prima di quella partecipazione c’era stato anche il Sanremo di "Laura non c’è" che mi ha cambiato la vita. Insomma il Festival è stato una benedizione di Dio».
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