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"Le nostre canzoni mi imbarazzano", clamoroso Bono boccia gli U2

Carlo Antini
Carlo Antini

Testo e musica come ascisse e ordinate

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«Non fare di me un idolo mi brucerò / Se divento un megafono m’incepperò». Così canta Giovanni Lindo Ferretti in «A tratti» dei CSI. Bono Vox sembra seguire alla lettera i suoi dettami. Il frontman degli U2 ha appena disintegrato il suo mito rock costruito in oltre quarant’anni di musica e successi in giro per il mondo. Ha detto che molte canzoni degli U2 lo fanno «rabbrividire per l’imbarazzo» e che non gli piace la sua voce che suonerebbe poco da «macho» irlandese. Non salva neppure il nome della band ispirato a un aereo spia statunitense degli anni ’50.

Bono si è lasciato andare alle clamorose rivelazioni parlando con Scott Feinberg durante l’intervista concessa per il podcast «Awards Chatter» di «Hollywood Reporter». «Ero in macchina quando una delle nostre canzoni è passata alla radio - ha detto Bono - Ero così imbarazzato. Come dicono a Dublino sono diventato scarlatto. Penso che gli U2 remino molto verso l’imbarazzo. Forse questo è il posto dove stare come artista, proprio al limite del tuo livello di imbarazzo».

Nella loro carriera gli U2 hanno venduto oltre 200 milioni di dischi, ricevuto il maggior numero di Grammy Award per un gruppo con 22 premi, vinto 2 Golden Globe e ottenuto persino 2 nomination agli Oscar. Come se non bastasse risultano essere la band che, in 10 anni, ha guadagnato (tra live e album in studio) più di tutte le altre con cifre che superano il miliardo di dollari. Evidentemente i soldi non danno la felicità e oggi Bono non salva quasi nessuna delle loro canzoni. «Quella che riesco a sentire di più è “Miss Sarajevo” con Luciano Pavarotti - confessa il frontman - mentre quella di cui vado più orgoglioso è probabilmente “Vertigo” ma la maggior parte delle altre mi fa un po’ rabbrividire. Il suono della band è incredibile ma è la mia voce che è molto strana e non da macho irlandese. Penso di essere diventato un cantante vero solo di recente». Qualche carezza solo per l’album di debutto «Boy» che conteneva «materiale davvero unico e originale» in termini di testi così come alcuni «altri album» che seguirono.

Persino l’emblematico nome U2 finisce sotterrato dalla furia iconoclasta. «Continua a non piacermi - ha precisato Bono durante l’intervista - Non mi ero reso conto nemmeno che The Beatles fosse un brutto gioco di parole. Nella nostra testa U2 avrebbe dovuto avere l’effetto dell’aereo spia U-Boot, sembrava futuristico. Poi è diventato una sorta di accettazione di quello che significava. Tutt’oggi non mi piace. Paul McGuinness, il nostro primo manager, disse: “Guarda è un bel nome, starà bene su una maglietta, una lettera e un numero». E allo stesso modo la pensa il chitarrista Dave Evans, in arte The Edge, che non apprezza il gioco di parole che ne viene fuori.

Peccato che Robert Palmer non sia più tra noi, altrimenti avrebbe potuto infierire ulteriormente sulla band. Già negli anni ’80 Palmer chiese al bassista degli U2, Adam Clayton, di abbassare un po’ la tonalità: «Diresti al tuo cantante di abbassare un po’ il tono? Farebbe un favore a se stesso e a tutti noi che dobbiamo ascoltarlo». Non sapeva che un giorno quei quattro ragazzi irlandesi gli avrebbero dato ragione.

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