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Un 33 giri lungo 90 anni, il vinile scopre la seconda vita

Carlo Antini
Carlo Antini

Testo e musica. Nato in Puglia vivo a Roma dalla scuola materna. La laurea a La Sapienza e la passione per il giornalismo mi hanno portato a Il Tempo

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Era una splendida serata di fine estate. A New York il 17 settembre 1931 in pochi sapevano che al Savoy Plaza Hotel si stava per scrivere una pagina di storia della tecnologia e della musica. Quella sera i dirigenti della RCA-Victor presentarono alla platea di addetti ai lavori il primo long playing a 33 giri. Tra i presenti nella sala congressi in pochi avrebbero scommesso qualche dollaro su quel disco in vinile. Considerato il costo proibitivo, infatti, il progetto fu subito accantonato. Ma si trattava di aspettare solo una manciata d’anni. Fino al 1948, quando il 33 giri fece il suo debutto ufficiale sul mercato discografico con la Columbia Records. Da quel momento nulla fu più come prima.

Fino ad allora gli appassionati ascoltavano musica su dischi in gommalacca che ruotavano a 78 giri al minuto. I 33 giri, invece, avevano solchi di minor spessore e profondità (microsolchi) e ruotavano a meno della metà della velocità. In questo modo potevano contenere più musica e raggiungere i 30 minuti su ogni facciata. La stereofonia offriva la possibilità di individuare la provenienza spaziale dei suoni: destra, sinistra, centro e profondità.
La diffusione del 33 giri non consentì solo un evidente balzo tecnologico ma rivoluzionò il concetto stesso di prodotto musicale. In tutto il mondo cantanti e band iniziarono a «pensare» le proprie opere sviluppandole su una durata di circa 1 ora. La divisione tra prima e seconda parte dell’opera corrispondeva al lato A e lato B.

Fino agli anni ’70, il disco in vinile è stato il supporto più utilizzato per le riproduzioni audio. Tra la fine dei ’70 e gli anni ’80, però, cominciò l’inevitabile declino e il suo dominio fu insidiato prima dalle musicassette per poi cedere definitivamente il posto al compact disc. La produzione su larga scala di dischi in vinile è praticamente cessata negli anni ’90 (in Italia intorno al 1993) ma, dalla seconda metà degli anni 2000, il 33 giri è tornato a sorpresa sugli scaffali dei negozi come prodotto di nicchia. Almeno fino a pochi mesi fa quando, per la prima volta da 30 anni, le vendite dei vinili hanno superato quelle dei cd. Nei primi 3 mesi del 2021 il 33 giri è cresciuto del 121% sullo stesso periodo del 2020, generando maggiori ricavi rispetto al compact disc che, invece, ha segnato un calo del 6%. 
In un mercato italiano in cui lo streaming copre circa l’80% del fatturato, il vinile rappresenta ormai l’11% delle vendite. Ma la «riscossa» del 33 giri non è una prerogativa soltanto italiana. In Spagna, ad esempio, l’aumento delle vendite ha spinto un gruppo di appassionati a riaprire la prima fabbrica a Madrid. Non accadeva dal 1997. E ormai in tutto il mondo i dischi in vinile sono diventati oggetto di culto e rappresentano un «nuovo» modo per scoprire la musica in un mercato sempre più digitale. L’inconfondibile e affascinante fruscìo della puntina e il suo suono analogico colmano il gap di fedeltà rispetto alla sintesi digitale. Oggi il vinile è molto utilizzato soprattutto dai deejay in console ed è apprezzato in primo luogo dai puristi di musica classica e jazz.

In 90 anni di onorata carriera non mancano le curiosità: il 33 giri più costoso è «Yesterday and Today» dei Beatles nella «Butcher Cover» che può costare fino a 45mila dollari. Nella classifica dei 33 giri più venduti, invece, al primo posto troviamo «Thriller» di Michael Jackson. Uscito nel 1982, è il disco che ha portato Jacko nell’Olimpo del pop con 66 milioni di copie. Al secondo posto gli AC/DC con «Back in black» del 1980. Il disco fu composto dopo la prematura scomparsa di Bon Scott (al quale è dedicato) ed è il primo a vedere Brian Johnson dietro il microfono. Sul gradino più basso del podio c’è «The dark side of the moon» dei Pink Floyd. Il loro ottavo album resta attualissimo grazie anche alla presenza al mixer di Alan Parsons. Quarto posto per «Led Zeppelin IV». Spesso citati tra i padrini di heavy metal e hard rock, il loro quarto album contiene la traccia più «coverizzata» della storia: «Stairway to Heaven». Al quinto posto ci sono i Guns’n’Roses con «Appetite for Destruction». Finito subito in cima alle classifiche degli album più venduti, batte la concorrenza anche tra i dischi bestseller in Italia. In attesa di scoprire il prossimo record a 33 giri.
 

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