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"Quello che non ho mai detto", McCartney svela tutto in una biografia

Carlo Antini
Carlo Antini

Testo e musica le coordinate. Nato in Puglia vivo a Roma dalla scuola materna. La laurea in Scienze della Comunicazione a «La Sapienza» e la passione per il giornalismo mi hanno portato a «Il Tempo»

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«Questo è l’uomo che ha inventato il mio lavoro». A parlare è Bono degli U2 che così ha definito Sir Paul McCartney. In oltre 60 anni di carriera, il baronetto di Liverpool è entrato diverse volte nel Guinnes dei primati: disco di rodio nel ’79 come miglior musicista del secolo, la sua «Yesterday» è la canzone più reinterpretata della storia con oltre 3mila versioni diverse ed è stata trasmessa in radio e tv più di 7 milioni di volte nei soli Stati Uniti. Ha alle spalle 100 milioni di singoli venduti e 60 dischi d’oro. E il brano degli Wings «Mull of Kintyre» è stato il primo a superare i 2 milioni di copie nel Regno Unito, rimanendo fino al 1984 il più venduto in Inghilterra. Ma i record di McCartney non finiscono qui: con un patrimonio di 1,2 miliardi di dollari nel 2018 è diventato anche il musicista più ricco del mondo.

Negli anni in tanti gli hanno chiesto di scrivere una biografia ma lui non è mai stato convinto. Di recente, invece, ha annunciato l’uscita di «The Lyrics: 1956 to the present». Curata e introdotta dal Premio Pulitzer Paul Muldoon, la prima biografia di McCartney verrà pubblicata a novembre da Rizzoli. «Non so quante volte mi è stato chiesto se avrei scritto un’autobiografia ma non era arrivato il momento - ha detto McCartney a proposito di “The Lyrics” - L’unica cosa che sono sempre riuscito a fare, a casa o in viaggio, è scrivere canzoni. So che, quando si arriva a una certa età, un diario aiuta a rievocare i giorni passati. Ma io non ho mai preso appunti. Quello che mi rimane sono le canzoni, centinaia di canzoni che, ho capito, equivalgono a una sorta di diario. In queste canzoni c’è tutto l’arco della mia vita».

Attraverso i testi di 154 brani, McCartney racconta vita, opere, luoghi, persone e avvenimenti che lo hanno ispirato. «Spero che quello che ho scritto mostri ai lettori qualcosa delle mie canzoni e della mia vita che non avevano mai visto prima - prosegue - Ho provato a dire qualcosa su come nasce la musica, su cosa significa per me e cosa spero possa significare anche per gli altri». Cinque anni di lavoro che sveleranno confidenze e retroscena del musicista che ha inventato il pop.

La fortuna di McCartney è indissolubilmente legata al ruolo nei Beatles. Oltre a «Yesterday», sono sue «Michelle», «Eleanor Rigby», «Yellow Submarine», «Penny Lane», «She’s leaving home», «Lady Madonna», «Hey Jude», «Get back» e «Let it be». Il nodo cruciale l’incontro con John Lennon col quale firmò valanghe di successi senza tempo. Ma le continue tensioni tra i due portarono allo scioglimento della band nel 1970 e ancora oggi danno adito a un intricato dedalo di congetture.

Dopo la morte di Lennon, per un lungo periodo McCartney decise di non tenere concerti. Spiegherà in seguito che lo fece per paura di essere «il prossimo» a essere assassinato. L’ansia da live gli passò solo a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 col «Paul McCartney World Tour». Finita l’era Beatles, lavorò su binari paralleli: carriera solista e Wings. L’album «McCartney» è una sorta di lp «fatto in casa» che contiene brani scritti all’epoca dei Beatles ma mai incisi col resto del gruppo. Il disco è suonato dal solo McCartney, coadiuvato ai cori dalla moglie Linda. Ma gli anni ’70 furono attraversati dalla produzione con gli Wings, nei quali McCartney era accompagnato dal batterista Denny Seiwell e dal chitarrista Denny Laine. Il maggiore successo fu «Live and let die» che diventò il tema del film omonimo.

Poi il riflusso anni ’80 con «Ebony and Ivory» cantata con Stevie Wonder. Alla fine del 1987 l’antologia «All the Best!» con la fortunata «Once upon a long ago». Fino ai recenti duetti con Kanye West e Rihanna e la partecipazione al «One World Together at Home», iniziativa benefica organizzata in streaming da Lady Gaga durante il lockdown della pandemia. E pensare che, per alcuni, McCartney è già morto. Secondo una celebre leggenda metropolitana, infatti, sarebbe deceduto in un incidente stradale la sera del 9 novembre 1966 e sostituito da un sosia reclutato dagli stessi Beatles. Gli indizi sarebbero disseminati nelle canzoni ascoltate al contrario. Intanto il 18 giugno McCartney (o chi per lui) compie 79 anni. Con buona pace di tutti i complottisti rock.
 

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