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Perché ha fiducia nell'America. Bruce Springsteen fa l'indovino

Carlo Antini
Carlo Antini

Testo e musica le mie coordinate. Nato in Puglia, vivo a Roma dalla scuola materna. La laurea in Scienze della Comunicazione e la passione per il giornalismo mi hanno portato a "Il Tempo" dove sono nella redazione web

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«Nell’America ci credo ancora». Bruce Springsteen va dritto al cuore del suo Paese e fa la sua previsione sulle elezioni per la Casa Bianca. Il Boss non si trattiene e, parlando di musica, spiega che uno dei suoi nuovi brani fotografa esattamente la situazione che stiamo vivendo. Il brano si intitola «Rainmaker» ed è contenuto nel nuovo album «Letter to You». Dodici canzoni registrate live in studio con la E Street Band nella sua casa in New Jersey. Un grande ritorno con la band di sempre dopo il tour di «The River». Accanto a Springsteen c’erano Roy Bittan, Nils Lofgren, Patti Scialfa, Garry Tallent, Stevie Van Zandt, Max Weinberg, Charlie Giordano e Jake Clemons (nipote del grande Clarence).

A chi gli chiede delle elezioni Usa, Springsteen risponde senza ombra di dubbio: «Vincerà Joe Biden. Sono sicuro che Trump non verrà eletto per il secondo mandato. Mi piacerebbe assistere a una specie di frana per cui ci sarà poco da discutere su chi vincerà. Spero non ci saranno attività illecite attorno alle elezioni e non dovremo aspettare uno o due mesi per conoscere il risultato. Sono convinto che, anche questa volta, gli Usa ne verranno fuori da nazione unita e incurante delle tensioni». Un pensiero va anche al movimento Black Lives Matter. «Penso sia un movimento positivo e quasi sempre pacifico - afferma Springsteen - Quando diventa violento non fa bene a nessuno. Ma se consideriamo il numero di manifestazioni in tutto il mondo, ci rendiamo conto che sono in larga parte pacifiche. E’ un movimento che sposta i diritti civili in una direzione più umana. La direzione che chiede la storia. Viviamo in una società in cui se sei di colore ti possono sparare in qualunque giorno della settimana solo per aver commesso un’infrazione o perché ti trovi nel posto sbagliato al momento sbagliato. E’ ora che tutto questo finisca. Ho ancora fiducia nell’America e negli americani. Abbiate fiducia anche voi, non è ancora finita».

Il nuovo album «Letter to you» nasce dall’energia di una registrazione live in studio effettuata in soli cinque giorni. Con tutta l’energia che solo i musicisti della E Street Band riescono a dare. «Amo l’essenza quasi commovente di “Letter to you” - confessa Springsteen - Il sound della E Street Band suona completamente live in studio, in un modo che non avevamo quasi mai fatto prima, senza nessuna sovraincisione. Abbiamo realizzato l’album in soli cinque giorni e quella che ne è venuta fuori è una delle più belle esperienze di registrazione che io abbia mai vissuto».

 

 

Ma dov’è nata l’ispirazione per un album che parla di perdita, della gioia di far parte di una band e della fratellanza che si sviluppa nel suonare per 45 anni con gli stessi musicisti con cui si è andati a scuola? Springsteen racconta così l’alba di «Letter to you», composto in dieci giorni con la chitarra che gli ha regalato un fan italiano. «Volevo scrivere canzoni da suonare con la E Street Band ma erano sette anni che mi dedicavo ad altro - racconta il Boss - A un certo punto ti viene anche il dubbio di non essere più in grado di farlo. Un giorno andai a trovare un mio vecchio amico malato. Io e lui eravamo gli unici superstiti della mia prima rock band. Lui morì pochi giorni dopo e, da quel momento, sono diventato l’unico superstite di quella band. Avevo tutto questo in testa quando ho iniziato a comporre le canzoni. Ho raccontato episodi di quando avevo 14 anni e cose recenti, fino ad oggi. Nelle canzoni c’è la mia prima band, la mia band attuale e tutto quello che ho imparato nel frattempo. Tra i 17 e i 70 anni!». Contemporaneamente all’album, dal 23 ottobre su Apple TV il documentario «Bruce Springsteen’s Letter to You», girato in bianco e nero da Thom Zimny col «making of» dell’album. «L’unica raccomandazione che avevo fatto a Thom era che non doveva interferire col lavoro in studio e così è stato - conclude Springsteen - C’erano telecamere e musicisti ovunque ma vi assicuro che le riprese che ha fatto sono davvero incredibili».
 

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