Vaticano, perché Papa Leone non ruggisce: cosa lo rallenta, chi lo blocca
Sono passati quasi sedici mesi da quel fatidico 8 maggio 2025, giorno dell’elezione al pontificato di Robert Francis Prevost, eppure il governo di colui che ha preso il nome di Leone XIV stenta a decollare. Si potrebbe dire - in senso figurato e senza alcuna malizia o pregiudizio di sorta - che il grande felino non ha ancora ruggito né dato alcuna di quelle «zampate» in cui molti avevano sperato durante e soprattutto dopo il Conclave. Certo, questo papa rispetto ai due immediati predecessori è stato eletto in età piuttosto giovanile (il 14 settembre compirà 71 anni) e per di più è uno sportivo; pertanto, è lecito attendersi un regno discretamente lungo e per qualcuno questo «attendismo» verso posizioni nette e sostituzioni auspicate è quindi più che normale. In realtà, non lo è affatto, soprattutto se paragonato a quasi tutti i pontificati contemporanei: solo per fare un esempio recente, Bergoglio rimosse il cardinale Bertone da segretario di Stato nominando Parolin il 30 agosto 2013, appena cinque mesi dopo l’elezione, e a fine dicembre dello stesso anno la curia romana era già stata in gran parte plasmata a propria immagine e somiglianza dal pontefice argentino.
Oggi, invece, a quasi un anno e mezzo dall’inizio del suo ministero, Leone XIV mantiene ancora al proprio fianco tutto l’apparato ecclesiastico bergogliano, come pure quello laico rimane in gran parte legato alla Comunità di Sant’Egidio. Se è vero che un governo si giudica anche dalle nomine e dagli uomini scelti dal «capo» per portare avanti la sua agenda, risulta ancora più evidente e macroscopico lo stallo in cui di fatto versa la Santa Sede. E anche se Prevost in questi mesi ha messo mano - correggendoli o superandoli - ad alcuni atti normativi di Francesco, gli uomini ai vertici dell’apparato vaticano restano quelli del pontificato precedente. Persino il prefetto del dicastero per la Dottrina della Fede, il tanto discusso cardinale Víctor Manuel Fernández, è rimasto al suo posto nonostante le lagnanze nei suoi confronti provenienti da più parti e Leone gli ha affidato personalmente alcuni dossier scottanti come la trattativa (fallita miseramente) con i lefebvriani che ha portato ad un nuovo, inevitabile scisma. Non solo, con Leone XIV si sta di fatto trasformando in prassi consolidata la proroga degli apparati di vertice – e di molti titolari di diocesi e arcidiocesi sparse in tutto il mondo - ben oltre l’età canonica della pensione fissata da Paolo VI a 75 anni. Attualmente restano al loro posto i cardinali Marcello Semeraro, prefetto del dicastero per le Cause dei Santi (79 anni a dicembre), Arthur Roche, prefetto per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti nonché acerrimo nemico della Messa in rito antico (76 e mezzo), Kevin Joseph Farrell, camerlengo e prefetto del dicastero per i Laici che di anni ne compirà 79 proprio domani, e Kurt Koch, capo del ministero per la Promozione dell’Unità dei cristiani (anch’egli 76 e mezzo). Oltre a loro, il 25 agosto ha compiuto 75 anni mons. Rino Fisichella, pro-prefetto del dicastero per l’Evangelizzazione, e tra poco più di un mese e mezzo arriverà al medesimo traguardo anche il cardinale Lazzaro You Heung-Sik, titolare dell’importantissimo dicastero per il Clero.
Da più parti, soprattutto in ambienti conservatori americani, inizia ad insinuarsi il dubbio che Leone XIV sia, per dirla con un cardinale dall’importante passato curiale, un «Bergoglio educato», inteso come un uomo con la medesima agenda ma dall’estetica e i modi più «papali». Il carattere molto riflessivo e riservato di questo pontefice non lascia però molto spazio alle interpretazioni; si potrebbe dire, mutuando la celebre frase di Winston Churchill sulla Russia di Stalin, che Prevost sia «un enigma avvolto in un mistero», ma questa non può che essere una delle chiavi di lettura dell'immobilismo leonino. Un’altra, molto più prosaicamente politica e concreta, riguarda appunto l’apparato che lo circonda, lo ossequia nel tentativo di riposizionarsi, ma allo stesso tempo lo circuisce, cercando di bloccare il necessario ricambio ai vertici del potere vaticano. Tra gli attori più attivi in tal senso c’è ovviamente la Comunità di Sant’Egidio, che controlla di fatto tutto l’apparato comunicativo della Santa Sede oltre alla Conferenza Episcopale Italiana con il cardinale Matteo Zuppi. Senza alcuna presunzione di voler dare consigli al papa, ci limitiamo ad evidenziare che soltanto quando Leone avrà trovato il coraggio di allontanare costoro si potrà veramente valutare la sua linea politica e la potenza del suo «ruggito».
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