Estate canaglia, tutto quello che mi fa arrabbiare, tra nostalgie e storie tristi
Il caldo e l'impazzimento generale Meglio comunque delle ferie al mare E sale il vuoto lasciato da chi se ne va
Non ho mai sopportato l’estate. L’afa, la noia, il puzzo di urina delle strade che il caldo caglia come formaggio e appiccica ai palazzi. Il tempo corre lento e insegue come uno scemo i picchi del termometro. E la gente si affanna e suda per comporre una valigia che non è mai abbastanza. Per esempio ora. Me ne sto seduto nel giardino di casa mia. Caldo totale, umidità da equatore, avessi saputo che Milano era questo inferno avrei fatto un patto col diavolo per tenermi un lembo di vento su cui piangere.
O forse sarei venuto a Roma, per godermi il Colosseo e lo spettacolo dei cinghiali che rovistano nella spazzatura e non sono mai paghi. Il vuoto fuori. Il vuoto dentro, il lento sfiorire dell’erba prostrata dalla calura.
Persino Ciccio, il mio gatto grigio, se ne frega del tempo. Muove la coda e non trova ristoro ma neppure lo cerca perché ha capito che ai vecchi come noi non è concessa speranza. Il lavoro non aiuta. Non è il caldo che sconforta ma l’impazzimento generale. Leggo di una politica e di politicanti alle prese con le questioni del momento. Il campo largo che divenga slargo. Conte che sproloquia sul covid e non spiega. I piani zoppi di Trump. La polizia presa di mira. I no tav risorti dalle ceneri per mettere a ferro e fuoco la val di Susa, rivoluzionari coi soldi di papà e l’appartamentino in collina. E il premier Sanchez va in vacanza a Lanzarote mentre Ceuta è invasa dai migranti.
Fa caldo e a quanto dicono i meteorologi sarà peggio dell’estate del 2003 e meglio di quella del 2024, oggi più caldo di ieri, se il mondo non esplode quest’anno lo farà l’estate prossima. Sala, il sindaco meneghino delle ztl e delle piste ciclabili a profusione, sta facendo la guerra al buonsenso: toglie il cemento dalle strade e cementifica le piazze belle. Dice che in questo modo calerà la temperatura. Gli credo poco ma non importa, perché trovo ristoro nel condizionatore e perché mi ricordo le estati vere della fanciullezza, quando mia madre ci faceva vento col ventaglio ricamato di fiori. Avevamo pochi rimedi su cui contare. Io infilavo i piedi bollenti nell’acqua del catino che diventava subito tiepida. Oppure mettevo la testa sul davanzale e restavo lì a guardare le stelle e invocare la luna, cullato dai grilli e dai miagolii dei gatti in amore.
Anche allora la canicola ci mordeva il respiro, non c’erano drammi ma solo un patto complice con la natura: lei ci faceva rosolare le chiappe e in cambio si portava via i compiti, i doveri e le tristi incombenze dell’inverno. 36 milioni di italiani insistono ad andare in vacanza. I fessi si indebitano per una settimana sui lidi. I temerari si affidano all’algoritmo perché non hanno abbastanza tempo per decidere. Talmente abituati ai soliloqui esistenziali che parlano col telefono piuttosto che col vicino di ombrellone. E quando si buttano in quel crogiuolo di sostanze reflue che sono i mari del mondo (non ho mai immerso un piede in quelle cloache), si fanno il video social da tramandare ai posteri.
Aumentano i fedifraghi. Ma anche le corna hanno perso sapore. Si tradisce finanziariamente, ovvero non si nascondono gli amanti ma i conti in sospeso, i debiti accumulati e persino i finanziamenti. Borsellini con le corna, sarebbe un bel titolo. Un italiano su 5 non sa quanto guadagna il partner. Il che è peggio dell’infedeltà carnale perché alla diversificazione del letto si rimedia, ai conti in rosso della famiglia no. Il problema è che nell’affannarsi generale e negli allarmi vani dell’estate canaglia si perdono la vita vera e l’umanità.
I ragazzini del bosco sono diventati un dettaglio di questa stagione italiana. Buoni per i giorni di tramontana e per quando non c’è nulla da vergare. Qualche cronista ogni tanto alza la testa dal desco e domanda: «Ma la famiglia del bosco?», poi riprende le sue incombenze. Sono dieci mesi che quei genitori e i loro tre figli vivono in un limbo giudiziario che li ha corrosi e ridotti a atomi squinternati di un nucleo dissolto per sfinimento. Non più famiglia, non più pace. L’ardore tribunalizio ha messo lo zampino nel casale e niente è stato più lo stesso. Ci trastulliamo nelle diatribe del campo largo e non ci accorgiamo che uno dei fratellini di quel campo ristretto che era una famiglia perbene si mangia ogni giorno le mani, le mordicchia, le consuma, le ferisce. Il sangue gli deve parere più vero e presente degli adulti scemi che quando va bene ti ingannano, quando va male ti rubano i genitori. Autolesionismo, dicono le perizie, ma chissà quando i giudici decideranno.
Un altro ragazzino a Ceuta piange davanti ai gendarmi, soldati in divisa di fronte a un omino di pochi centimetri che ha varcato il confine per cercare fortuna in Europa e nella traversata ha perduto la famiglia. È solo uno degli 800 minori non accompagnati che vagano su quelle spiagge e si nascondono in collina chiedendo asilo. «Non rispeditemi in Marocco», implora. Piange a calde lacrime, la pelle arrossata e appiccicaticcia. Le mani che si aggrappano al collo del militare. Non gli importa nulla della rabbia che gli monta dentro e lo fa sembrare un pochino più bambino, la mamma gli diceva «non piangere che sei un uomo».
Lui protesta e si dimena perché se è quello crescere è una gran fregatura. Consoliamoci però: abbiamo le arringhe vaghe di Conte su una pandemia che ha lasciato appalti sguaiati e conti strazianti, poi le buriane della Schlein sua signora del salottismo su alleanze e strategie, e Saviano che va in piazza per salvare il palazzone occupato di via Santa Croce in Gerusalemme perché li «si difendono la costituzione e la democrazia», non nei quartieri dove la gente paga l’affitto e le tasse.
Provo a leggere Bertinotti che rimpiange la sinistra vicina al popolo e mi pare un gigante a confronto di costoro. Intanto muoiono i grandi: Guccini, la locomotiva, l’anarchico «mai stato comunista», che parlava anche ai cuori di destra. E Don Mazzi che in un lembo di terra affacciata sul fiume Lambro di Milano salvava le anime dei ragazzini cattivi e persi, perché dietro le spine ci sono cuori buoni. Io ho perso mia moglie e non mi do pace da settimane. Nulla è più lo stesso da quando se ne è andata. Il vuoto fuori, il vuoto dentro. Forse anche nelle piazze e nei discorsi della gente. Prima o poi l’estate passerà. E chissà che sciagura l’agosto del 2027.
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