Pronta nuova invasione a Ferragosto, voci di infiltrazioni jihadiste
La storia di Juan e Jamal, 20 anni ed entrambi culturisti Il primo viene dal Marocco, l'altro è spagnolo di Ceuta
Oggi raccontiamo su Il Tempo due storie inedite in Italia. Due racconti che offrono uno spaccato incredibile della vita di due ragazzi coetanei, divenuti famosi in questi giorni proprio in seguito ai fatti di Ceuta ma vivendo l’accaduto su fronti opposti. Siamo riusciti a sentirli telefonicamente. Non sono uno il buono e l’altro il cattivo, ma due testimonianze che rendono l’idea di quanto sia vulnerabile l’Europa grazie a politiche come quelle di Pedro Sánchez.
Due culturisti ventenni, uno marocchino e uno spagnolo, divenuti protagonisti dell’invasione migratoria: uno è emigrato in cerca di una vita migliore, ma sui social ostentava il lusso; l’altro difende la sua città dall’invasione, accompagnando i migranti alla frontiera. Jamal Jalil e Juan Antonio Montoya Ruiz: il primo, marocchino, vive in una baraccopoli a pochi chilometri dal confine con l’enclave spagnola, dove fa il bagnino. È diventato famoso sui media spagnoli e marocchini, suscitando scandalo dopo la diffusione delle immagini che lo ritraevano tra i migranti, soprattutto per il suo fisico particolarmente prestante e per la vita lussuosa che ostenta attraverso i suoi canali social: Rolex, Mercedes e luoghi esclusivi.
Tutta finzione per i social, a suo dire. Il secondo, spagnolo, vive proprio nella città di Ceuta, studia per fare il poliziotto, lavora in un ristorante e in palestra. Sta rilasciando decine di interviste ogni giorno e, soprattutto, si è prodigato in prima persona accompagnando gentilmente i migranti rimasti a Ceuta fino alla frontiera con il Marocco. Pubblica decine di video, e secondo lui sarebbero tra i cinquemila e i diecimila gli immigrati rimasti a bivaccare in città, nella speranza di essere accolti. Che cosa accomuna questi due ragazzi, nati a pochi chilometri di distanza? Ben poco. Entrambi, però, rivendicano il diritto a un futuro migliore. Jamal ha chiarito subito di non volersi esporre, soprattutto sul piano politico. Ha paura. Ci ha spiegato che il giorno dell’invasione si trovava vicino a Ceuta e di aver visto migliaia di persone dirigersi verso il confine e di aver seguito la massa. Rispondendo a chi, in questi giorni, sostiene che viva in buone condizioni economiche, ci ha detto: «Sono un ragazzo cresciuto in una baraccopoli e vivo ancora qui. Lo sport non mi dà da vivere. Se avessi davvero una vita agiata, non avrei tentato di lasciare il mio Paese. Sono andato a Ceuta cercando un futuro migliore per aiutare la mia famiglia».
Gli abbiamo poi chiesto come sia entrato e uscito dall’enclave spagnola e ci ha risposto: «Nessuno ci ha fermati o cacciati. All’inizio ci hanno dato la colazione, ma dopo due giorni, senza assistenza, in tanti siamo tornati indietro spontaneamente. Non lo rifarei. Vorrei venire in Europa legalmente». Juan, invece, parla subito di «invasione organizzata» e sostiene che il Marocco voglia prendersi Ceuta e Melilla. Dice infatti: «Gli immigrati sono arrivati a causa delle notizie false apparse di proposito sui social e nei gruppi WhatsApp. L’invasione è stata possibile perché non eravamo preparati. Madrid ci ha abbandonati: non c’erano abbastanza poliziotti e militari per fronteggiare questi flussi».
Gli abbiamo chiesto se tra le persone giunte in città vi fossero donne e bambini e ci ha risposto: «Meno del 5%. Tra loro, la maggior parte erano galeotti, pieni di tatuaggi fatti in prigione, e persino una decina di terroristi jihadisti, secondo le indiscrezioni». La popolazione locale ha paura e anche lui teme le minacce ricevute. Gli abbiamo chiesto come hanno reagito i musulmani di Ceuta: «Sono divisi. Alcuni vogliono che gli immigrati se ne vadano, altri li aiutano o li pagano per svolgere lavori domestici».
Infine come giudica da patriota spagnolo la decisione del governo Meloni di ripristinare i controlli di frontiera con la Spagna: «Ha fatto bene. Bisogna difendere i confini. Anche noi vogliamo farlo e, purtroppo, l’invasione non è finita qui. Il 15 agosto si prepara una nuova ondata, il tam tam sui social è già iniziato. Ceuta non è pronta neanche stavolta». Che fa Sánchez? Sta in vacanza.
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