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Legge Tortora, la sinistra si astiene. La figlia: «Finte motivazioni, ridicoli»

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Alla Camera il campo largo non si esprime sull'istituzione della Giornata per le vittime di errori giudiziari

Pietro De Leo
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Il campo largo proprio non ce la fa a respirare il pur minimo refolo di garantismo e si astiene, alla Camera, sul voto per la Proposta di Legge dedicata a Enzo Tortora. Il testo è stato approvato in prima lettura con 178 voti a favore e nessun contrario. 97, appunto, gli astenuti. Ma partiamo dalla parte buona. La proposta di legge fissa al 17 giugno la Giornata nazionale in memoria delle vittime di errori giudiziari. Perché il 17 giugno? Perché in quel giorno, anno 1983, Enzo Tortora, giornalista e presentatore all’apice della carriera, uomo colto ed elegante, fu arrestato e prese il via uno dei più dolorosi casi giudiziari che la storia italiana ricordi, e la lapidazione mediatico-processuale ai danni di un innocente. Che subì l’onta pubblica delle accuse e ne uscì con la salute tragicamente provata.


Dunque, quando la legge sarà approvata definitivamente, ogni 17 giugno gli istituti scolastici di ogni ordine e grado potranno promuovere iniziative per sensibilizzare ai temi della dignità della persona e della presunzione di innocenza. Prevista anche la possibilità di tenere incontri e cerimonie pubbliche, per ricordare le vittime di errori giudiziari. Il testo approvato è l’unificato di proposte presentate da Davide Faraone, Giuseppe Bisa e Pietro Pittalis. Ora, però, il punto politico. Perché sulla sofferenza di chi ha sofferto, da innocente, l’abbattersi della mannaia giudiziaria dovrebbero, presumibilmente, riunirsi le coscienze dell’intero quadro parlamentare. Così non è stato, invece, con l’astensione di Pd, Movimento 5 Stelle e AVS.


Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia alla Camera e da sempre impegnato in prima linea per l’affermazione di battaglie garantiste, attacca: «Uno schiaffo a migliaia di cittadini che hanno sofferto per casi di malagiustizia. Vadano a spiegare questa scelta a 100mila innocenti che hanno perso ingiustamente la libertà, a coloro che per inchieste finite nel nulla sono stati infangati, hanno perso immagine, reputazione, lavoro, serenità familiare». Dalla Lega, la deputata Simonetta Matone, già magistrato, sottolinea: «Questa non è una legge contro i magistrati, ma una legge per una giustizia giusta che sa riflettere su se stessa e riconoscere i propri errori».


Gian Domenico Caiazza, Presidente dell’Osservatorio Giustizia liberale della Fondazione Luigi Einaudi, saluta su X questo primo passaggio della proposta: «Penso con emozione a quanto Enzo ne sarebbe orgoglioso», dice riferendosi proprio a Tortora. Poi affonda: «Guardo con sconcerto ai don Abbondio nostrani che si sono astenuti». E ancora: «Ma sappiate che questa è solo una delle molte cambiali che PD, AVS e 5 Stelle sanno di dover pagare alla leadership politica di Anm per la vittoria del No».Il post di Caiazza è stato rilanciato da Gaia Tortora, secondogenita di Enzo: «A chi si è astenuto con finte motivazioni ridicole dico che nutro per voi una profonda pena». E ancora, rivolta a PD-M5S e AVS: «Che bella combriccola». Sempre ieri, è stato approvato un odg di Italia Viva, con il consenso della maggioranza, sulla responsabilità civile dei magistrati. Il campo largo, ovviamente, contrario.
 

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