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Casal Palocco, uccise un bimbo dopo una "challenge". Influencer di Theborderline trasferito ai servizi sociali

Luca De Lellis
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Inizia il periodo di reinserimento in società per Matteo Di Pietro, il 20enne conducente del SUV che il 14 giugno 2023 provocò il fatale incidente con una Smart ForFour a Roma, in zona Casal Palocco, causando la morte di un bambino di 5 anni, Manuel Proietti. Il ragazzo nel gennaio 2024 aveva scelto di patteggiare - su istanza dei propri legali - una condanna a 4 anni e 4 mesi per omicidio stradale aggravato, una fattispecie che non contempla il dolo ma che può prevedere tra i 5 e i 10 anni di reclusione. Ora, trascorsi poco più di 3 anni dalla messa agli arresti domiciliari, Matteo Di Pietro ha ricevuto l'ok dei giudici per l'affidamento ai servizi sociali per i prossimi 15 mesi, un provvedimento che porta a compimento l'iter del percorso di rieducazione del condannato. L'ex youtuber sarà sottoposto a una sorta di "coprifuoco" -dovrà restare a casa nella fascia oraria compresa tra le 22 e le 7 del mattino seguente - ma la novità per lui è che potrà uscire per svolgere le attività autorizzate durante il giorno.

In particolare, la Procura ha stabilito che l'ex membro dei TheBorderline, gruppo di creator attivo sulle piattaforme social all'epoca della tragedia, sarà tenuto a collaborare con l'Associazione italiana Familiari e Vittime della strada (AIFVS) nella sensibilizzazione sociale sul tema sempre più urgente della sicurezza stradale, visto che nel 2025 si sono registrati ancora 2.868 decessi in base ai dati ACI-Istat. Matteo Di Pietro diventerà anche un volontario per la Caritas e per l'associazione Happy Time, impegnata nel creare spazi di condivisione per disabili e le rispettive famiglie nel quartiere Infernetto, non distante dal luogo dell'incidente.

La dinamica dell'incidente che spezzò la vita del piccolo Manuel Proietti

Per quanti non ricordino, il SUV guidato da Matteo Di Pietro stava viaggiando - secondo le ricostruzioni postume degli investigatori - a una velocità di circa 124 km/h appena prima dello schianto, e sull'asfalto non vennero riscontrati segni di frenata evidenti. Ma perché il ragazzo viaggiava con oltre 70 km/h di eccesso rispetto alla velocità imposta in quel tratto urbano? Insieme ai suoi amici dei TheBorderline, stava portando avanti una "challenge" che prevedeva di trascorrere 50 ore in auto senza mai fermarsi, per documentare poi il tutto sui social. Un istante dopo il violento impatto con la Smart guidata da una donna, una madre che in auto portava con sè i propri due figli, Matteo Di Pietro si precipitò a prestare i primi soccorsi, ma per Manuel non ci fu nulla da fare.

Il ragazzo mostrò subito segni di pentimento, ammettendo la piena responsabilità del dramma. Questa è l'altra ragione per cui la condanna è stata ridotta e i giudici, da oggi, hanno stabilito che la sua seconda vita può cominciare.

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