Conte e le manie di protagonismo: "Io premier? Chiamo Putin per la svolta"
Le manie di protagonismo di Giuseppe Conte sembrano non avere limiti. Ospite alla rassegna di PiazzAsiago, evento ideato e condotto dai giornalisti David Parenzo e Alessandro De Angelis nell'omonima città veneta, l'ex premier si è lasciato andare in dichiarazioni a tutto tondo sul dossier Ucraina partendo da una premessa a metà fra pura demagogia e semplice scontatezza: "Dovessi essere investito di questa grande responsabilità (di premier, ndr) chiamerei Zelensky, lo incontrerei. Lo rassicuro: lui è aggredito". Verrebbe da chiedergli chi altro dovrebbe essere, se non l'Ucraina, lo Stato aggredito. Ma tutto è funzionale a posizionarsi dialetticamente 'dalla parte giusta'. Salvo poi inciampare nell'istante successivo. "Un attimo dopo chiamerei Putin per imprimere una svolta negoziale".
Conte ha ben chiarito che non voterà il prossimo pacchetto di aiuti all'Ucraina. E ciò nonostante, dopo aver sottolineato il numero di diserzioni nell'esercito ucraino (comunque inferiore rispetto la maggioranza che continua a voler combattere), parla di difesa "con unghie e con i denti degli interessi della popolazione ucraina aggredita". Contraddizione allo Stato puro.
Poco importa, comunque, se lo Zar ha più volte chiarito di scendere a patti solo alle condizioni della Russia: Giuseppi, preso dallo spirito di Kissinger, crede di poterlo fermare. E quando gli si sottolinea il veto di Mosca, lui cambia discorso: "Andiamoci a sedere, andiamo a vedere. Di cosa avete paura voi che volete la guerra? Sono due mesi e mezzo che l'Ue non ha ancora individuato un negoziatore: è mai possibile? Costa no, Merkel no. Andiamo a stanare Putin". Nel frattempo, le sue parole hanno scatenato un terremoto silenzioso fra le fila del Campo largo, specie dopo che Schlein aveva invece affermato di continuare a sostenere Kiev.
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