Gerolamo Cangiano: "Io accusato senza prove denuncio Report per calunnia e diffamazione aggravata"
Parla il deputato di FdI finito suo malgrado nel caso Ranucci-Lavitola «Sarebbero bastate delle scuse, ma non sono mai arrivate. Così sporgerò querela»
Onorevole Gerolamo Cangiano, suo malgrado lei è finito nel tritacarne del caso Ranucci-Lavitola. Secondo lei come è potuto accadere?
«È una domanda che mi sono posto anch’io per mesi. Ho scelto il silenzio, aspettando che fossero le indagini a parlare. L’ho fatto per rispetto del lavoro della magistratura, ma anche del dolore vissuto da Sigfrido Ranucci e dalla sua famiglia. Oggi, però, è evidente che il quadro che sta emergendo è profondamente diverso da quello che era stato raccontato allora. Ciononostante, ho letto in alcune interviste che Ranucci ancora insiste a sostenere che la pista più attendibile sia quella illustrata nel servizio nel quale si parla di me. Resta un fatto gravissimo: il mio nome e il mio volto sono stati accostati a un attentato dinamitardo e a esponenti della criminalità organizzata senza che esistesse un solo elemento concreto nei miei confronti. Per chi fa politica l’onorabilità è un patrimonio fondamentale. Quando viene colpita in quel modo, il danno umano e istituzionale è enorme».
Cosa ha pensato quando ha capito che si stava paventando un suo possibile coinvolgimento in un attentato dinamitardo?
«La prima cosa a cui ho pensato non è stata la politica. Ho pensato ai miei figli. Sono due ragazzi adolescenti e una sera hanno visto il volto del loro padre comparire in tv mentre si parlava di una bomba, di camorra, di boss e di un possibile mandante. Credo sia una delle esperienze più dolorose che un padre possa vivere. Quella sera non mi sono solo sentito colpito come parlamentare. Mi sono sentito ferito come padre. Un’accusa si può smentire. Un sospetto, purtroppo, continua a lasciare il segno».
Quale potrebbe essere, se ce n’è uno, l’obiettivo dietro il tentativo di coinvolgerla?
«Non lo so e sarebbe scorretto attribuire responsabilità sulle quali sta compiendo accertamentila magistratura. Posso però fare alcune riflessioni. La prima è politica. Sono un deputato di Fratelli d’Italia e il mio partito è stato più volte oggetto delle inchieste di Report. È inevitabile che questo possa aver favorito una certa narrazione. La seconda riguarda il territorio da cui provengo. Essere dell’Agro Aversano, della cosiddetta"Terra dei Casalesi", sembra quasi diventare una colpa. Nel servizio si parlava addirittura di "feudi elettorali". È una ricostruzione completamente smentita dai numeri. Alle ultime elezioni politiche FdI si attestava intorno al 20%, mentre il M5S superava il 40%; a Casal di Principe vicina al 50%. C’è però un’altra riflessione che sento di fare».
Prego, dica pure.
«Da anni combatto quei sistemi criminali che hanno devastato lamia terra. Lo faccio come parlamentare e, soprattutto, come vicepresidente della Commissione d’inchiesta sulle Ecomafie. Non so chi abbia scritto quella lettera anonima indicando il mio nome. Ma so che, nel mio piccolo, ho potuto dare fastidio a chi prospera nell’illegalità. E non posso escludere che chi abbia tentato di infangare la mia reputazione appartenga proprio a quegli ambienti che combatto ogni giorno. Sarebbe il modo più vigliacco per colpire chi prova a fare il proprio dovere».
Negli ultimi giorni lei ha chiesto le scuse formali di Report ed ha annunciato anche lapossibilità di difendersi in altre sedi. Le scuse le sono poi arrivate?
«No. Ho scelto di scrivere personalmente a Sigfrido Ranucci. Non era una lettera di rivalsa. Gli ho manifestato la mia vicinanza per ciò che lui e la sua famiglia hanno vissuto, ma gli ho raccontato anche il dolore che ho provato nel vedere il mio nome trascinato dentro una storia così assurda. Mi ha risposto quasi subito, scrivendomi che, alla prima occasione utile, avrebbe rappresentato la mia posizione. Sinceramente mi aspettavo qualcosa di più. Non servivano grandi gesti. Sarebbero bastate poche parole per riconoscere il dolore provocato. Poi è emersa la telefonata con il deputato del M5S Dario Carotenuto. Da quella conversazione si apprende che, anche in privato, veniva nuovamente prospettata l’ipotesi di un mio coinvolgimento nella bomba, nonostante lo stesso Carotenuto escludesse con chiarezza quella possibilità. È stato quel passaggio a convincermi definitivamente che fosse arrivato il momento di tutelarmi anche nelle sedi giudiziarie».
Passando agli ultimi sviluppi del caso, che idea si è fatto?
«Può sembrare insolito, ma continuo a considerare Ranucci la vittima di un attentato gravissimo. È lui che ha subito quell’attacco e mi auguro che la magistratura accerti ogni responsabilità. Proprio per questo, però, ciò che sta emergendo sul rapporto tra Ranucci e Lavitola non può essere liquidato con superficialità. Quel rapporto è oggettivamente imbarazzante e profondamente inquietante. È un elemento che cambia radicalmente il contesto nel quale Ranucci si è mosso per anni».
Negli ultimi giorni FdI ha annunciato la presentazione di un esposto in Procura sulla vicenda.
«Non conosco il contenuto specifico dell’esposto. Posso però parlare della mia iniziativa personale. L’entrante settimana depositerò alla Procura della Repubblica di Roma una denuncia per diffamazione aggravata e per calunnia. Lo faccio non per spirito di rivalsa, ma perché credo che nessuno possa essere trascinato dentro un’accusa così infamante senza alcun elemento concreto e poi essere lasciato solo a convivere con le conseguenze di quel sospetto. Mi sono candidato per servire le istituzioni e continuerò a farlo con la schiena dritta. Ma difendere il proprio onore, quello della propria famiglia e quello delle istituzioni che si rappresentano non è soltanto un diritto: è un dovere».
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