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Caso Ranucci, Lavitola: "Se dubitasse di me gli sputerei". E la Rai cancella le repliche Report

Ignazio Riccio
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Non si placa la vicenda giudiziaria e politica legata all'attentato dinamitardo subito da Sigfrido Ranucci il 16 ottobre 2025 davanti alla sua abitazione di Pomezia. Al centro dell'inchiesta della Procura di Roma resta Valter Lavitola, imprenditore ed ex editore, iscritto nel registro degli indagati con le pesanti accuse di tentata strage e associazione di stampo mafioso, in qualità di presunto mandante dell'azione dinamitarda i cui esecutori materiali - quattro persone tra le province di Napoli e Avellino - sono già stati arrestati. Le accuse, va precisato, sono ancora oggetto di indagine preliminare e non hanno finora trovato una qualificazione giudiziaria definitiva.


In un'intervista a “Repubblica”, Lavitola ha respinto con forza ogni ipotesi di coinvolgimento. "Mi dispiace, mi offende, se dubitasse davvero di me gli sputerei in faccia", ha dichiarato, riferendosi all'eventualità che lo stesso Ranucci non escluda più un suo coinvolgimento. Il conduttore di “Report”, va ricordato, riveste nel procedimento il ruolo di persona offesa e non risulta indagato. L'imprenditore ha inoltre fornito una sua versione sul controverso sondaggio politico che avrebbe coinvolto il nome del conduttore di Report. Secondo il suo racconto, l'idea sarebbe nata casualmente durante un incontro conviviale all'estero nel periodo natalizio, alla presenza di esponenti dell'Internazionale socialista, e i risultati sul gradimento di Ranucci sarebbero stati sorprendentemente alti.


Il nodo del movente resta il punto più oscuro dell'inchiesta. Gli investigatori ritengono che Lavitola e un suo collaboratore si trovassero nella zona dell'abitazione del giornalista circa un mese prima dell'attentato, un elemento che la Procura legge come un possibile sopralluogo preparatorio. La difesa spiega invece la circostanza con la consuetudine dei rapporti tra i due, e lo stesso Lavitola, intervistato dal “Tg1”, ha rivendicato l'assurdità dell'ipotesi accusatoria: "Saremmo stati due stupidi a mettere la bomba da soli". Su questo aspetto è circolata, tra le diverse ricostruzioni giornalistiche non confermate dagli inquirenti, anche l'ipotesi – riportata sempre da Repubblica e ripresa da altre testate - secondo cui l'attentato potrebbe essere legato a un disegno per rafforzare la popolarità di Ranucci in vista di un suo eventuale ingresso in politica. Si tratta però di una ricostruzione che lo stesso Lavitola ha respinto come priva di senso, e che al momento non trova riscontro negli atti ufficiali dell'inchiesta.
Nelle ultime ore la vicenda si è arricchita di un nuovo capitolo che coinvolge direttamente la Rai. La Direzione Approfondimento dell'azienda ha disposto lo stop cautelativo alla messa in onda delle repliche estive di Report, giustificando la scelta con la necessità di tutelare "un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico", pur confermando l'avvio della nuova stagione del programma in autunno. Una decisione che ha scatenato reazioni durissime: lo stesso Ranucci ha parlato di "sconcerto e preoccupazione", definendo la mossa aziendale una forma di delegittimazione nei propri confronti e dell'intero lavoro della redazione. Sulla stessa linea si sono espressi tre consiglieri d'amministrazione Rai, secondo cui "il provvedimento sembra solo una punizione", mentre sindacati di categoria e Ordine dei giornalisti hanno definito la scelta rispettivamente un atto gravissimo e una decisione incomprensibile.
Sul fronte investigativo, l'attenzione degli inquirenti resta concentrata sull'analisi del materiale sequestrato a Lavitola nel corso di una perquisizione avvenuta nei giorni scorsi, quando l'imprenditore sarebbe stato sorpreso mentre si accingeva a lasciare l'Italia con un trolley, con un biglietto aereo già acquistato verso l'Africa. Tra i materiali acquisiti figurano telefoni, un personal computer e alcuni manoscritti, ora al vaglio dei magistrati. Convocato in Procura, Lavitola si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande dei pm, rendendo tuttavia una dichiarazione spontanea nella quale ha ribadito la propria estraneità ai fatti.
Resta dunque aperta una vicenda dai contorni ancora incerti, che la magistratura dovrà chiarire nei prossimi mesi.

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