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Alice Buonguerrieri: "Commissioni anomale? Potrebbero essere la metà dell'importo totale, fino a 600 milioni di euro"

Edoardo Romagnoli
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«Ritengo assolutamente probabile che il differenziale tra il reale costo delle mascherine cinesi e quello che il Governo Conte ha pagato sia molto elevato e che abbia prodotto, come voi ipotizzate, un maxi profitto per gli intermediari dell’affare, amici del Pd, potenzialmente di due o tre volte superiore rispetto a quello che è già stato accertato. Ipotesi che, tra l’altro, lo stesso Maggiore Mormorale, che ai tempi condusse egregiamente le indagini, audito in Commissione, ha paventato dopo averla cristallizzata in una apposita annotazione alla autorità giudiziaria. Andiamo avanti per ricercare la verità». Alice Buonguerrieri, capogruppo FdI in Commissione Covid, commenta così l’ipotesi del maxi profitto realizzato dagli intermediari in quella ormai celebre partita di mascherine cinesi da più di un miliardo.

Buonguerrieri cosa ne pensa dell’ipotesi maxi profitto?
«Si tratta di un ulteriore elemento opaco di una vicenda che ha ormai assunto contorni di un’assoluta gravità, su cui la Commissione di inchiesta sta lavorando nonostante i tentativi della sinistra di bloccare tutto».

Voi proponeste una rogatoria internazionale per sapere l’effettivo costo di fabbrica?
«È stata proposta ai tempi delle indagini da parte della Guardia di Finanza ma il Governo cinese non ha mai risposto. La commissione sta conducendo apposite indagini utilizzando parallelamente più strumenti».

Pensa che la Commissione possa valutare una specifica perizia su quel costo e quindi sul presumibile divario rispetto al prezzo finale pagato?
«La commissione ha già affidato una perizia ad un esperto: vogliamo capire quanto pesa il maxi appalto da oltre 1 miliardo di euro rispetto a tutte le commesse affidate dalla struttura commissariale di Arcuri nel medesimo periodo nonché se il prezzo pagato sia stato superiore ad altre offerte che provenivano dal libero mercato».

A quanto potrebbe ammontare l’eventuale maxi profitto?
«Non escluderei importi molto rilevanti, anche pari alla metà del maxi appalto».

Che impressioni ha avuto dall’audizione di Fraccaro?
«Fraccaro ha confermato di aver ricevuto da Miguel Martina, funzionario dell’Agenzia delle dogane, comunicazione formale, scritta e orale, riguardo all’importazione di mascherine inidonee con marcatura CE falsa. Nonostante la gravità del dossier ricevuto, Fraccaro afferma di non aver avvisato né Conte, né Arcuri, né l’allora dg delle Dogane Minenna, né di aver comunicato alcunchè alla Procura a al Dis (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza). Se vero, siamo davanti ad un gesto gravemente irresponsabile, che ha potenzialmente cagionato danni alla salute pubblica e danni alle casse dello Stato. Fraccaro sostiene di aver preso in custodia quel dossier chiudendolo in un armadio di Palazzo Chigi, senza preoccuparsi nemmeno di che fine abbia fatto una volta terminata la sua esperienza governativa. Allucinante».

State valutando di mettere in campo delle azioni per provare a ritrovare quel dossier consegnato dal funzionario delle Dogane Martina a Fraccaro in quell’incontro a Chigi l’8 luglio 2020?
«Certo, stiamo valutando azioni sia sul piano politico sia su quello investigativo per rinvenire il dossier citato al fine di capire con esattezza le informazioni che il Fraccaro ha scientemente evitato di divulgare anche alla autorità giudiziaria».

In Commissione c’è stato un altro scontro questa volta sulla possibilità dell’organo parlamentare di delegare le audizioni anche a terzi. Ci spiega perché sarebbe possibile farlo? Ci sono stati dei precedenti? Quali?
«Pensi che per bloccare la prosecuzione delle indagini, la sinistra era presente al gran completo, Conte incluso, non era mai successo prima. È legittimo pensare che abbiano molto da nascondere. Se così, fanno bene ad avere paura. Le escussioni delegate sono una prerogativa delle attività istruttorie di una Commissione d’inchiesta, che in passato sono state utilizzate in diverse commissioni analoghe, per giunta votate all’unanimità. Solo in commissione covid la sinistra vuole impedirle, perché?
» Un altro dei punti di divergenza sono le famose sentenze sull’inidoneità delle mascherine cinesi.

Secondo alcune ricostruzioni però il problema sarebbe stato il test utilizzato, adatto a certificare mascherine ffp2 e non le kn95. È così?
«Grazie per la domanda. Queste mascherine kn95 avevano marcatura CE, come si evince anche dal materiale fotografico in possesso della commissione. Avendo la marcatura CE chi le ha periziate ha applicato la normativa CE, aggiungo io correttamente. Chi scrive il contrario o non conosce i fatti o è in mala fede».

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