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Conte piange ancora e attacca Il Tempo: "Indagini delegate illegittime". Ma di cosa ha paura?

Foto: Ansa

La risposta del presidente della Commissione Covid, Lisei: "Risponda al telefono invece di fare post"

Redazione
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Giuseppe Conte sui social attacca Il Tempo. Il motivo è sempre quello: i lavori in Commissione Covid e in particolare il ruolo del presidente Lisei del quale più volte ha chiesto le dimissioni perché ritenuto troppo di parte. Il leader M5S lamenta anche il voto con cui ieri la Commissione ha deciso di delegare le indagini anche a soggetti terzi, ovviamente qualificati a farlo. Per Conte non sarebbe possibile farlo, ma il regolamento dell'organo parlamentare dice il contrario. E, infatti, è accaduto più volte che le Commissioni abbiano delegato le indagini. Però al grillino non basta e allora denuncia l'impossibilità di garantire un giusto processo. Anche qui c'è un però: la Commissione non è un tribunale, non processa nessuno e quindi non si può applicare il modus operandi del giusto processo. Finita qui? Manco per sogno. Conte lamenta che così facendo non si permette ai commissari di minoranza di poter rivolgere domande ai teste. É così? In realtà no.  Dopo le audizioni dei teste che verranno sentiti al di fuori della Commissione infatti verranno redatti dei verbali a disposizione di ogni commissario. Se uno di loro riterrà che il teste debba essere sentito in Commissione basterà rivolgere la richiesta all'Ufficio di presidenza che potrà accordare, respingere o mettere ai voti la richiesta.  

 

Per dovere di cronaca ecco alcuni passaggi del lungo piagnisteo su Facebook del leader del Movimento 5 stelle:  "I finti patrioti di Fratelli d'Italia, quando hanno l'obiettivo di colpire un avversario politico, stravolgono ogni regola, anche la Costituzione. Nell'attesa che mi indichino finalmente una data per essere audito, in modo da spazzare via questo teatrino indecente che hanno organizzato con i giornali di Angelucci, ieri hanno prodotto in Commissione Covid un ulteriore strappo istituzionale (...) Il presidente Lisei, di Fratelli d'Italia, ha ottenuto, con un colpo di maggioranza, che comuni cittadini potranno essere ascoltati come testimoni in totale segretezza. Proprio cosi'. Non saranno ascoltati davanti alla Commissione, permettendo cosi' a tutti i Componenti di maggioranza e di opposizione di chiedere chiarimenti e a tutti i cittadini di seguire le testimonianze in streaming facendosi una propria opinione (...). Cosi' i comuni cittadini potranno essere torchiati ben bene, senza neppure la presenza dei parlamentari (...). Nei processi penali i testimoni vengono esaminati nel contraddittorio tra PM, giudice e difesa. Le prove non possono formarsi nelle stanze segrete di un PM o di suoi delegati, ma solo durante il dibattimento processuale. Ma a Fratelli d'Italia e ai partiti di maggioranza le garanzie costituzionali del "giusto processo" non interessano affatto", scrive Conte che ovviamente attacca Il Tempo, Libero e il Giornale e parla di "campagna del fango", arrivando a tirare in ballo anche la vittoria del NO al referendum sulla giustizia buttando la vicenda nella proverbiale caciara politica: "Dobbiamo mandarli a casa, con un voto libero e democratico. Con una 'Alleanza per la Costituzione'". Insomma, la gestione della pandemia come tema di campagna elettorale.

 

"Leggo che in un post Giuseppe Conte scrive di essere 'in attesa che mi comunichino una data per essere audito'. Ritengo doverosa una precisazione, tralasciando i contenuti del post assolutamente incommentabili: gli uffici della Commissione d'inchiesta sul Covid, già da ieri sera, hanno provveduto a contattare Conte, anche più volte, senza mai ricevere risposta. Operazione che hanno ripetuto anche questa mattina con lo stesso esito", dichiara il senatore di Fratelli d'Italia, Marco Lisei, presidente della Commissione d'inchiesta sul Covid. "Soltanto dopo la pubblicazione del post finalmente le telefonate hanno avuto un esito, peraltro ancora interlocutorio. Infatti, rispetto alle date proposte in cui audire Conte, già prima della pausa estiva, la sua segreteria agli uffici della Commissione ha risposto con la più classica delle risposte: 'Le faremo sapere'. Ecco se il deputato Conte, invece di fare il post, rispondesse al telefono, eviterebbe figuracce", conclude.

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