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Lavitola in Procura: "Non sono stato io". Avvistato da Ranucci? "Andavo a trovarlo spesso"

Luigi Frasca
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Valter Lavitola, indagato nell'ambito dell'inchiesta sull'attentato nell'ottobre scorso davanti all'abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci, davanti ai pm che lo hanno convocato per l'interrogatorio si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha reso dichiarazioni spontanee respingendo le accuse e sostenendo di non avere idea di quale possa essere stato il movente.

"Non sono stato io, non so chi possa essere stato e non ho idea del movente", avrebbe detto Lavitola, in base a quanto si apprende, nel corso delle dichiarazioni spontanee. Lavitola si è detto "sconcertato" dell'accusa di essere il mandante alla luce del rapporto di "fraternità" che lo lega a Ranucci.

 

Per quanto riguarda la sua presenza sul luogo dell'attentato dinamitardo un mese prima dei fatti avrebbe detto che spesso "andava lì a trovare Ranucci". In merito al ruolo sull'uomo accusato di essere l'intermediario, Gomes Clesio Tavares, ha sostenuto di "non averlo mandato in Camerun", lui "sta spesso lì e ciò è riscontrabile dal suo passaporto. Ora si trova nel suo Paese di origine per un affare sul carbon credit". Al termine dell'atto istruttorio, durato due ore, Lavitola ha lasciato la città giudiziaria di piazzale Clodio da un'uscita secondaria a bordo di in taxi accompagnato dai suoi difensori.

 

 "Gli ultimi sviluppi sull'attentato al giornalista Ranucci, tra cui gli arresti e il coinvolgimento di Valter Lavitola, smentiscono definitivamente le vergognose accuse sollevate dal Pd, dal Movimento 5 Stelle e soprattutto da Elly Schlein, addirittura dal palco del congresso del PSE, verso il Governo Meloni. Eppure, nonostante queste notizie, registriamo ancora un imbarazzante silenzio da parte dei diretti interessati. Ranucci, la redazione di Report e la segretaria del Pd Elly Schlein, che avevano cavalcato l'onda provando a infangare l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni, insinuando collegamenti con questo atto criminale, non hanno ancora sentito il bisogno di chiedere scusa. Attendiamo ancora un gesto di responsabilità. Una volta tanto chiedano scusa, perché, per l'ennesima volta, la realtà dei fatti ha smontato le loro false narrazioni". Così in una nota il Vicecapogruppo di Fdl alla Camera dei deputati, Massimo Ruspandini. (Vid/ Dire)

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