Francesco Filini: "Carta della disperazione Pd-M5S per coprire gli scandali del Covid Non ci fermiamo, vogliamo la verità e aspettiamo Conte in Commissione"
Il deputato FdI: «Le dimissioni dei commissari in Vigilanza Rai è una messa inscena di una minoranza in difficoltà»
«Le dimissioni dell’opposizione dalla Commissione di Vigilanza Rai è una messa in scena, la carta della disperazione di una minoranza che non riesce più oggettivamente a dire cose sensate e quindi si lascia andare a questi gesti eclatanti». Francesco Filini, deputato di FdI e membro sia della Commissione Covid che di quella di Vigilanza Rai, non usa mezzi termini per commentare lo scontro fra opposizione e maggioranza.
Onorevole come ha letto questa protesta delle opposizioni?
«Probabilmente si sono risentiti per come si è messa la commissione d’inchiesta sul Covid e all’eco che ha avuto anche grazie al prezioso lavoro del vostro giornale».
Ci arriviamo subito alla Commissione Covid, ma prima fermiamoci un attimo alla presentazione dei palinsesti Rai. L’opposizione vi accusa di un’occupazione della tv pubblica.
«Sentire la sinistra che accusa la destra di occupazione della Rai fa già di per sé ridere. È un altro slogan che provano ad agitare, ma si scontra con la realtà dei fatti. Oggi la Rai è un po’ più pluralista rispetto alla TeleKabul che avevano messo in piedi loro. L’occupazione militare della tv pubblica in Italia l’ha fatta sempre e solo la sinistra».
Torniamo in Commissione Covid. L’ultima novità è questa storia del risarcimento alla Jc Electronics.
«Ci troviamo di fronte a un caso eclatante. Una condanna ai danni dello Stato da 203 milioni, poi diventati circa 250 con gli interessi di mora, per aver mal gestito quella partita di mascherine. Già solo questo dovrebbe far vergognare chi ha gestito la pandemia in quegli anni. Dobbiamo ringraziare l’avvocatura dello Stato, che ricordiamo non è un organo politico, se siamo riusciti a transare riducendo il danno (con un risparmio di circa il 60%, quindi 100 milioni di euro, ndr.)».
Le opposizioni sostengono che Dario Bianchi, responsabile legale dell’azienda, e «principale accusatore di Giuseppe Conte» abbia finanziato FdI. È così?
«Non so con quale faccia l’opposizione provi a ribaltare la frittata in questo modo. Bianchi non ha mai finanziato FdI, lui stesso l’ha ribadito più volte e credo che abbia anche querelato chi porta avanti questa tesi. La verità è che l’azienda in questione nel 2019, quando Bianchi non era responsabile legale, ha partecipato a una cena elettorale di FdI facendo un contributo di ‘ben’ 800 euro. È evidente che siano in difficoltà perché stanno uscendo le schifezze fatte durante la pandemia e la questione della Jc Electronics è solo una piccola parte».
Cioè?
«Penso al fatto che ci siano degli avvocati che orbitavano nello stesso studio di cui faceva parte Conte che si proponevano come consulenti spendendo anche il nome dell’ex premier, verso degli imprenditori che volevano accedere agli appalti della struttura commissariale, chiedendo il 10%. Tutto ciò dovrebbe far arrabbiare Conte in primis».
Dal caso Jc Electronics emerge come una volta annullata la fornitura con l’azienda italiana, la struttura commissariale sia andata a rifornirsi di mascherine in Cina da una ditta che non compariva nella lista delle aziende affidabili.
«Ricordiamolo che si è trattato del più grande affidamento diretto della storia della Repubblica italiana, quasi un miliardo e 300 milioni di euro. Soldi spesi per comprare mascherine farlocche pagate tre volte il prezzo di mercato. Mascherine che sono andate a finire anche negli ospedali».
Conte sostiene che lui non si occupava di mascherine, lui faceva il premier.
«Questo dimostra che evidentemente è stato molto distratto in una fase critica. Fossi in lui non porterei avanti questa tesi perché non ci fa una bella figura».
Chiudiamo con una previsione, secondo lei alla fine ci sarà l’audizione di Conte in Commissione Covid?
«Per essere audito deve prima dimettersi, cosa che ancora non ha fatto. Vedremo se quando sarà convocato lo farà».
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