Marco Lisei: "Dietro il maxi appalto una rete in rapporti con la struttura commissariale"
Il presidente della commissione Covid: "Scopriremo se qualcuno ha lucrato". E su Conte dice: "Chi non ha nulla da nascondere si affida alle istituzioni"
Il presidente della Commissione d’inchiesta replica alle accuse del leader M5S e rilancia sui lavori in corso: «Chi non ha nulla da nascondere si affida alle istituzioni. Noi vogliamo solo fare luce su come sono stati spesi i soldi degli italiani». La Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid entra nella sua fase più delicata e lo scontro politico si accende. Da una parte Giuseppe Conte, che accusa il presidente della Commissione Marco Lisei di avere «paura» di ascoltarlo.
Dall’altra il senatore di Fratelli d’Italia ribalta completamente la prospettiva: «I fatti dimostrano esattamente il contrario. Forse era Conte ad avere paura di essere ascoltato».
Nell’intervista a «Come States?», la rubrica atlantica de Il Tempo, Lisei ripercorre una vicenda che dura ormai da due anni. «Io non posso convocare un commissario della Commissione. Ho sempre detto a Conte: se vuole essere ascoltato, si dimetta temporaneamente, venga audito e poi rientri.
Due anni fa non volle farlo. Oggi, dopo aver ottenuto le garanzie della Presidenza della Camera sul suo reintegro, dice che è disponibile. Sono contento che abbia finalmente riconosciuto che era la strada giusta». Per Lisei la dimostrazione arriva anche dal comportamento del capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami, che si è dimesso dalla Commissione per poter essere ascoltato come testimone.
«Chi vuole davvero essere audito può farlo. Bignami lo ha dimostrato, affidandosi alle istituzioni senza chiedere alcuna garanzia». Ma il confronto con Conte è solo una parte di un’inchiesta molto più ampia. La Commissione, ricorda il presidente, ha già svolto 136 sedute e continua a passare al setaccio la gestione dei circa 25 miliardi di euro spesi durante l'emergenza pandemica.
Tra i capitoli più delicati resta quello delle forniture di mascherine e dei rapporti tra la struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri e alcuni intermediari privati. «Noi stiamo ricostruendo fatti documentati. Sappiamo che dietro quella commessa da oltre 1 miliardo di euro esisteva una rete di soggetti che aveva rapporti diretti con la struttura commissariale. Il nostro compito è capire se quei soldi pubblici siano stati gestiti nell’interesse dello Stato oppure se qualcuno abbia lucrato sulla tragedia vissuta dagli italiani».
Lisei richiama poi uno dei filoni che nelle ultime settimane ha alimentato il dibattito politico: quello relativo ad alcune parcelle riconducibili allo studio Alpa, presso il quale in passato aveva esercitato anche Giuseppe Conte. «La Commissione ha acquisito elementi e testimonianze che sollevano interrogativi sulla natura di alcune consulenze e sui compensi corrisposti. Saranno naturalmente la magistratura e gli organi competenti ad accertare l’eventuale rilevanza penale dei fatti. Il nostro compito, invece, è ricostruire il quadro complessivo e verificare se vi siano state condotte che, pur non integrando necessariamente un reato, meritino comunque una valutazione sul piano politico e istituzionale».
Ed è proprio questo il punto sul quale il presidente insiste maggiormente. «Ci contestano che alcune indagini siano state archiviate. Ma le Commissioni parlamentari d’inchiesta esistono proprio per approfondire ciò che il processo penale non sempre riesce a ricostruire. Anche se non emergesse un reato, possono esserci condotte moralmente ed eticamente inaccettabili». Lisei respinge poi le accuse di chi considera la Commissione uno strumento politico contro il Movimento 5 Stelle.
«La sinistra ha osteggiato questa Commissione fin dall'inizio. Ha fatto ostruzionismo per impedirne la nascita e, nelle Regioni che governava, ha sempre bocciato Commissioni analoghe. Noi, invece, non abbiamo mai avuto paura della trasparenza». Tra i dossier ancora aperti c'è anche quello sugli effetti avversi dei vaccini e sulla gestione degli obblighi vaccinali. «Oggi nessuno può più negare che gli effetti avversi esistano. Il problema è che queste persone non sono state adeguatamente prese in carico dallo Stato. E resta una domanda politica: aveva davvero senso mantenere politiche così coercitive quando, già nell'estate del 2021, oltre l’80 per cento degli italiani si era vaccinato?».
Infine la replica all’ultima definizione coniata da Conte, che ha parlato del «trio dei finti patrioti». Lisei non raccoglie la provocazione. «Quando si passa agli insulti significa che non si vuole rispondere nel merito. Noi continuiamo a fare il nostro lavoro. Poi saranno gli italiani a giudicare». Ed è proprio sul merito che la Commissione intende continuare a lavorare. «Andremo avanti fino all’ultimo minuto utile», assicura il presidente. Perché, conclude, «la relazione finale dovrà restituire agli italiani una ricostruzione il più possibile completa di ciò che è accaduto durante gli anni della pandemia».
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