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Bologna, smantellata banda che favoriva l'immigrazione clandestina: 8 arresti sul business migranti

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Foto: Ansa

Angela Bruni
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La polizia, nell'ambito di una indagine coordinata dalla procura di Bologna, pm Tommaso Pierini, ha dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip nei confronti di 8 indagati, cingalesi e italiani, che hanno favorito per gli inquirenti l'ingresso illegale sul territorio nazionale di decine di cittadini stranieri. L'inchiesta Squadra Mobile è nata nel 2025 dal racconto di una donna cingalese che si era rivolta a un connazionale di 53 anni, noto nella comunità per prestare denaro, chiedendogli aiuto economico per sostenere la madre in Sri Lanka. Aveva ricevuto in prestito complessivamente 2.000 euro, pattuendo tassi di interesse pari al 60% annuo. La donna, dopo aver versato 1.925 euro, non riuscendo più a pagare, è stata minacciata, portata davanti alla moglie e la zia dell'uomo, costringendola al pagamento di altre rate usuraie.

 

 

Intercettazioni telefoniche e ambientali e agli altri accertamenti hanno fatto emergere, oltre a casi di usura ed estorsione a carico dell'uomo, che questi, con altri due cittadini cingalesi, di 51 e 57 anni, utilizzando un negozio di telefonia in via Marconi a Bologna come "base operativa", portavano in Italia cittadini stranieri, sfruttando il meccanismo del Decreto Flussi. Dietro il corrispettivo di denaro, veniva offerta sia l'assistenza necessaria per entrare illegalmente varcando la frontiera, in particolare quella con i vicini paesi balcanici, sia la garanzia dell'ingresso in modo apparentemente legale attraverso procedure funzionali a ottenere permessi di soggiorno, materialmente completate attraverso il ricorso a documentazione in tutto o in parte contraffatta. I tre indagati, ora in carcere, avevano messo in piedi un sistema incentrato sull'inoltro delle istanze per nulla osta per l'ingresso di lavoratori stranieri sul territorio nazionale basate su rapporti di lavoro falsi. I loro "clienti" pagavano il servizio reso diverse decine di migliaia di euro. Il 53enne aveva anche dato vita a diverse ditte da utilizzare nelle varie pratiche fittizie, inserite sui portali della pubblica amministrazione.

 

 

Dalle indagini della Squadra Mobile emergevano anche rapporti con un "boss di Salerno", non identificato, il quale si occupava di emettere contratti di lavoro fittizi per i lavoratori segnalati dagli indagati. Nel corso dell'attività di indagine, svolta nell'anno 2025 ma che ha analizzato pratiche di stranieri arrivati sul territorio nazionale tra il 2022 e il 2025, è emerso il ruolo di procacciatori di clienti di altri due cingalesi, destinatari della misura personale del divieto di esercitare imprese ovvero di assumere uffici direttivi di persone giuridiche che svolgano attività con impiego di lavoratori extracomunitari. Due italiani, poi, e una donna originaria dello Sri Lanka, tutti ora ai domiciliari, hanno favorito l'immigrazione clandestina di decine di lavoratori, mediante la presentazione di nulla osta, tramite lo Sportello Unico Immigrazione, riferiti a fittizi contratti di lavoro in capo alle società delle quali gli stessi erano soci, amministratori o delle quali detenevano le quote. Le analisi effettuate sulla documentazione evidenziavano ulteriori anomalie, come ad esempio le dichiarazioni di ospitalità, con alloggi per decine di lavoratori presso gli indirizzi delle sedi legali delle società.

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