Odio rosso: niente Mannarino per chi non è di sinistra
Chiudete gli occhi. E immaginatevi una scena antitetica a quella che il nostro quotidiano, nel silenzio dei giornali pettinati della sinistra italiana, sta per narrarvi. Siamo a un concerto di un gruppo di rock identitario (gli Hobbit?). Nel pubblico c'è uno spettatore che ha la maglietta di Che Guevara o un tatuaggio con la falce e il martello. Presente allo spettacolo con la propria compagna e invitato ad allontanarsi per la «propria sicurezza». A quel punto, in pochi attimi, si moltiplicherebbero, in ordine sparso: interrogazioni parlamentari (una in Senato e una alla Camera), intellettuali che gridano al fascismo e dirette su YouTube di Andrea Scanzi come non vi fosse un domani.
La medesima situazione è occorsa, realmente, all’esibizione di un cantante progressista. O, ovviamente, non è successo nulla. Nessuno si è indignato, nessuno ne ha parlato. Una vicenda che leggerete solo sul nostro quotidiano perché può essere uno spunto di riflessione importante. Sull’intolleranza, tutta di sinistra, che occlude il mondo della cultura, della musica e dello spettacolo nel nostro Paese. Graziano è un uomo di 40 anni. Bergamasco, di destra, che nella vita si occupa di intrattenimento e nightlife. La sera di giovedì scorso decide di andare al concerto di Mannarino, a Padova, insieme alla sua compagna. Purtroppo la serata si rivela un autentico incubo, raccontato in un post pubblicato sul proprio profilo Facebook. «Ho qualche tatuaggio che denota un orientamento dichiaratamente a destra e, in effetti, mi rendo conto subito che siamo oggetto di vari sguardi e avviso la mia compagna di non spaventarsi, qualsiasi cosa succeda. Si avvicina un signore un po’ più su di età, molto gentile e mi spiega che qui siamo tutti di sinistra, questi tatuaggi qui non sono ben accetti. Puoi restare, ma non garantisco di quello che ti può succedere dopo». Parole che mettono i brividi, che avvertono Graziano del pericolo imminente e lo costringono, in un amen, a decidere il da farsi. «Ci sono una ventina di giovani con l’aria minacciosa, che sembrano non vedano l'ora di saltarci addosso; ho ancora un attimo di incoscienza e dico "ma che è, una minaccia?" e, mentre la mia lei sbianca e mi prega di smetterla, il signore in questione, sempre gentilmente, ci propone di scortarci all’uscita per non farci uccidere di botte. Ora vorrei chiedere pubblicamente all’artista Mannarino se accetta e addirittura approva che dei suoi fan vengano minacciati così e sostanzialmente cacciati da un suo concerto perché le loro idee politiche non sono allineate alle sue».
Nel pomeriggio di ieri abbiamo raggiunto telefonicamente Graziano, che ci ha confermato quanto scritto sui social, aggiungendo alcuni dettagli. «Ho mandato un paio di mail alla struttura organizzativa di Mannarino (ovviamente non so dire se anche l’artista ha letto le mie parole o meno), ma non ho avuto nessuna risposta. Sono davvero dispiaciuto, perché difficilmente potrò dimenticare il terrore negli occhi della mia ragazza. Io non sapevo che il concerto fosse organizzato da centri sociali; Mannarino continuerò ad ascoltarlo. Se tornerò ad un suo concerto? Non credo, ma, in ogni caso, mai con la mia ragazza, al massimo da solo».
Anche noi abbiamo provato a contattare Mannarino, ma con scarsi risultati. In prima battuta abbiamo parlato con un manager che gestisce i rapporti con tv e radio. Il quale, in modo davvero gentile, ci ha girato il contatto della sua addetta stampa. Anche la collega è stata gentilissima e molto disponibile. Dopo essersi fatta mandare lo screenshot del post di Graziano, ci ha detto che avrebbe parlato con Mannarino e con altre persone del suo staff. Due ore più tardi ci ha confermato che non sarebbero state rilasciate dichiarazioni. Peccato.
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