Cesare Battisti, permesso negato. Lui protesta (e chiede la cella singola...)
Cesare Battisti, l'ex militante dei Pac, condannato all'ergastolo per quattro omicidi commessi negli anni Settanta, ha presentato un reclamo contro la decisione del tribunale di Sorveglianza di Massa, dove è detenuto, di negargli il permesso di incontrare il figlio minore fuori dal carcere. "Si tratta di un permesso di due ore per vedere il figlio piccolo fuori dalle mura e comunque sotto controllo", dice il legale di Battisti, Davide Steccanella, definendo "assurda e assolutamente vergognosa" la decisione del Tribunale di Massa, assunta dopo i pareri negativi della direzione nazionale antiterrorismo e della direzione centrale della polizia di prevenzione del ministero dell'Interno, per "rischio evasione" e perché Battisti sarebbe "ancora pericoloso". "E' sconcertante e del tutto incomprensibile: stiamo parlando di un ultrasettantenne, che ha fatto venire qua la sua famiglia dal Brasile, quindi non ha nessuna intenzione di evadere", commenta Steccanella, difensore di Battisti insieme ai colleghi Marina Prosperi e Fabio Sommovigo. L'udienza di reclamo davanti al tribunale di sorveglianza di Genova è fissata per il prossimo 16 luglio.
In una lettera inviata al quotidiano La Nazione e pubblicata l'8 maggio, l’ex appartenente ai Proletari armati per il comunismo (Pac) denunciava una “disparità di trattamento” e il mancato accesso ai benefici previsti dall’ordinamento penitenziario, come permessi premio e semilibertà, oltre che la possibilità di incontrare il figlio.
Sette anarchici arrestati a Roma: allora era terrorismo
“Era dicembre del 2025, quando il magistrato di sorveglianza prometteva in videoconferenza la concessione di un primo beneficio che mi avrebbe permesso di riabbracciare mio figlio in libertà. Qualche ora appena, quel tanto da restituire a un ragazzo di dodici anni la speranza che non sarebbe stato impossibile, nemmeno per lui, potersi dire un giorno ‘ho un padre anch’io e oggi me lo porto a scuola come fanno tutti’. Siamo ormai ad aprile del 2026, mio figlio aspetta sempre una decisione del magistrato di sorveglianza”. Un altro aspetto denunciato da Battisti riguardava la cella condivisa: "Questo mi impedisce di esercitare la mia attività di scrittore, né qualsivoglia altra attività creativa o pedagogica, grazie alla quale potevo interagire con istanze culturali che intervengono all’interno del sistema penitenziario", si legge nella lettera.
Ribolle la galassia anarchica, adunata a piazzale Clodio: "Libertà per i prigionieri"
Dai blog
Geo-podcasting, ecco la realtà aumentata con suoni e voci
Francesca Michielin: "Sui social la nuova caccia alle streghe"
L'annuncio di Fausto Lama: "Coma_Cose? Non escludo il ritorno"