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Bentornato alla vita, Alemanno lascia Rebibbia. Adesso faccia il «ricucitore»

Perché l'ex sindaco della Capitale può fare da collante a destra E con Vannacci non vada oltre un sentito grazie

Francesco Storace
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Bentornato alla vita, Gianni Alemanno. Che stamane alle 10 varca il cancello di Rebibbia e finalmente verso l’uscita. Scrive sui social che gli sembra di mollare gli amici di là dentro, ma ne ritrova molti di più qua fuori. La solidarietà l’ha vissuta in carcere, starà a lui mantenerla viva con il suo impegno per la vita dentro una galera. E in fondo quel “nessuno tocchi Caino” che lo ha accompagnato in questi anni sotto la guida di Rita Bernardini il messaggio lo ha mandato: sconti la pena, ma tutto sia civile. Sono detenuti e non persone da torturare.


Alemanno sa che i suoi quasi due anni in carcere, da Capodanno 2024, li hanno abbiamo - sofferti in molti. Lettere, visite, articoli: la sua condizione carceraria non è passata inosservata. Perché per molti è apparsa ingiustificata, un accanimento immeritato per chi ha servito le istituzioni. Sì è sempre proclamato innocente, ma la prigione l’ha vissuta con grande dignità. Alemanno è stato nel mirino per troppo tempo: addirittura lo volevano coinvolto in un’associazione criminale, battezzata col nome fantasioso di “Mafia capitale”. Un’inchiesta fatta a pezzi persino dalla Cassazione. Non gli hanno chiesto scusa, anzi, lo hanno accusato e condannato per aver sollecitato il Comune che governava a far fronte ai pagamenti che tardavano. A Rebibbia ci è finito non per il cosiddetto e inesistente traffico di influenze ma per non aver rispettato le prescrizioni del magistrato di sorveglianza. Fare politica, girare l’Italia a far comizi, può comportare persino questo. Ma col carcere ha ritrovato gli affetti più cari e anche amicizie inaspettate, probabilmente. Isabella Rauti, sua ex moglie e tanta vita tormentata assieme tra alti e bassi, è stata al suo fianco in modo esemplare.


E gli amici veri, a partire da Chicco Costini e Massimo Arlechino, che non si sono persi d’animo nel mantenere vivo il suo messaggio politico. Con il movimento Indipendenza! confluito in quello di Vannacci, Futuro Nazionale, e a interrogarsi su quanti seguiranno il leader che ora torna alla politica che ti entra nel sangue e non ti molla mai. Ne avrà di discussioni, Alemanno, perché come sempre nella sua vita, attorno a lui ci sono le solite spinte opposte, dannazione. Rompere o ricucire col centrodestra, ad esempio. Dal carcere, probabilmente, la testa virava inevitabilmente verso la prima ipotesi, qui fuori prevarrà il ragionamento, l’amore per l’Italia che il sindaco che sottrasse Roma alla sinistra non può veder finire nelle mani di chi vide anche lui come “usurpatore” con la conquista della Capitale. La speranza di molti è che si metta a fare il saggio ricucitore senza cedere ad antiche tentazioni. Si nasce piromani, si cresce pompieri. In questi giorni riempirà con blocchi di appunti il suo computer, elenchi di nomi della sterminata periferia della Nazione, tenterà di riaggregare i seguaci di un tempo, uno per uno. Gianni Alemanno è un leader che contagiato di sé tante anime sparpagliate nel centrodestra, in ogni partito della coalizione che governa l’Italia.


Correggere e non distruggere sarà alla fine la sua scelta. Perché alla fine è proprio lui ad esserne consapevole, se ricordiamo bene quante volte criticava il frazionismo con scissioni incluse. C’è più bisogno di idee che di partiti: il centrodestra è la sua casa. Ma starà ovviamente a lui decidere se tornare ad abitarla, magari - ce lo perdonerà con un sorriso - fuggendo dalla tentazione di dar vita ancora al correntismo, che del frazionismo è ulteriore manifestazione e se possibile ancora peggiore. Ci sta tutta la sua gratitudine verso Vannacci, anche se la composizione degli organi di Futuro Nazionale ha visto troppo minoritaria la presenza del suo movimento. Ma non tutto era dovuto da un militare che manda messaggi di legalità e accoglie uno scomodo ex detenuto. La parola grazie in questi casi è soprattutto un sentimento. Poi, però, conterà anche la prospettiva politica, la voglia di rappresentanza delle proprie idee come in tutta la sua vita. Sì, buona nuova vita ad Alemanno, e sappia ponderare bene le sue scelte future.

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