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Giuseppe, 73 anni, rischia lo sfratto da una casa della Chiesa. Appello al Vicariato: prevalgano dialogo e umanità

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Maurizio Pizzuto
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Domani è previsto lo sfratto dell'anziano residente da anni in un appartamento di Piazza d'Aracoeli, nel cuore della Capitale. Nessuna polemica nei confronti della Chiesa, ma la richiesta che si possa ancora trovare una soluzione nel segno della solidarietà e dell'attenzione verso i più fragili.

C'è una storia che in queste ore sta toccando la sensibilità di molti cittadini e che richiama tutti al valore dell'ascolto e della solidarietà. Protagonista è Giuseppe, 73 anni, che vive da molti anni in un appartamento situato in Piazza d'Aracoeli, nel centro storico della Capitale, a pochi passi dal Campidoglio. Proprio domani, per lui, potrebbe arrivare il momento più difficile: l'esecuzione dello sfratto dall'abitazione di proprietà ecclesiastica riconducibile al Vicariato di Roma.

Una vicenda delicata, seguita dall'Unione Inquilini e portata all'attenzione dell'opinione pubblica da diversi organi di informazione, che riguarda una persona anziana e che per questo merita una particolare attenzione umana.

Nessuno mette in discussione i diritti della proprietà né le procedure previste dalla legge. Proprio per questo, tuttavia, appare auspicabile che possa ancora prevalere la strada del dialogo e della ricerca di una soluzione condivisa, capace di coniugare il rispetto delle regole con la tutela della dignità di una persona di 73 anni.

L'appello che si leva in queste ore non è contro la Chiesa. Al contrario, è un invito a fare propri quei valori di accoglienza, misericordia e vicinanza agli ultimi che chi guida la Chiesa ha più volte indicato come bussola dell'azione pastorale. Un insegnamento che continua a rappresentare un punto di riferimento morale per milioni di persone.

Per questo, alla vigilia di una giornata che potrebbe cambiare radicalmente la vita di Giuseppe, cresce la speranza che il Vicariato di Roma possa valutare ogni possibile strada per sospendere l'esecuzione o, qualora ciò non fosse possibile, individuare una sistemazione abitativa alternativa che consenta all'anziano di affrontare il futuro senza il dramma di ritrovarsi improvvisamente senza una casa.

Una soluzione fondata sul dialogo e sulla sensibilità umana sarebbe accolta da tutti come un gesto di grande attenzione verso una persona fragile e costituirebbe un segnale concreto di quella Chiesa vicina alle sofferenze e ai bisogni degli ultimi che Papa Francesco ha instancabilmente indicato come modello da seguire.

Perché dietro ogni pratica e ogni procedura ci sono le persone. E Giuseppe, a 73 anni, chiede soltanto di poter continuare a vivere con dignità e serenità.

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