Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

Rischio di fuga. Hannoun e i suoi amici restano in carcere

Accusati di aver finanziato Hamas dall'Italia, l'ordinanza conferma la custodia cautelare. Per il tribunale c'è il rischio di fuga e inquinamento delle prove

Christian Campigli
  • a
  • a
  • a

Dove c’è fumo c’è (spesso) anche fuoco. Per settimane, nel rumoroso silenzio dei giornali pettinati, il nostro quotidiano ha raccontato i dettagli di un’inchiesta che potrebbe squarciare un velo su ambigui rapporti con il mondo del terrore. Su raccolte di denaro (apparentemente) per motivi umanitari che nasconderebbero, secondo la tesi accusatoria, finanziamenti occulti ai tagliagole che sognano la distruzione di Israele e dell’Occidente. Ieri il tribunale del Riesame di Genova ha confermato con una nuova ordinanza la custodia cautelare in carcere per Mohammad Hannoun, Riyad Albustanji, Yaser Elasalye Raed Dawoud, arrestati lo scorso 27 dicembre con l’accusa di finanziare Hamas attraverso una rete di associazioni di beneficenza. È la seconda volta che il collegio genovese si pronuncia sugli arresti.

A gennaio aveva disposto la scarcerazione di altri tre arrestati (Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa, Raed Al Salahat e Khalil Abu Deiah), poi confermata dalla Cassazione, che aveva respinto il ricorso della procura di Genova. Proprio la Suprema Corte aveva annullato con rinvio � l’ordinanza che confermava il carcere per Hannoun (presidente dell’Api, associazione dei palestinesi in Italia) e degli altri tre principali indagati, chiedendo una rivisitazione complessiva del quadro probatorio, un’analisi puntuale delle fonti aperte e anche elementi specifici a indicare fra le altre cose la consapevolezza degli indagati circa la finalità terroristica dei finanziamenti.
Il collegio difensivo degli indagati ha preannunciato un ulteriore ricorso in Cassazione.

«La raccolta sistematica di denaro non è fatta da soggetti estranei all’associazione terroristica – si legge nell’Ordinanza del Riesame - spinti dalla situazione emergenziale della guerra come vorrebbe sostenere la difesa nelle sue memorie agli atti, ma da parte di soggetti che partecipano all’associazione stessa, ne condividono le finalità anche terroristiche e si attivano dunque per finanziarla, tanto da riuscire a farlo costantemente per molti anni».

Per i togati esiste un concreto pericolo che Hannoun, una volta uscito dal carcere, possa fuggire in un paese arabo. Una tesi suffragata da un dato: il giorno dell’arresto l’attivista aveva un biglietto aereo per trasferirsi in Turchia e farsi poi raggiungere dai suoi famigliari. Per i giudici esiste il rischio d’inquinamento probatorio poiché Hannoun aveva fatto «ripulire il computer» dell’associazione da uno degli altri arrestati.

Negli anni ha «perseguito con determinazione e costanza i suoi obiettivi, raggirando controlli e divieti, riuscendo così a continuare a operare e a garantire il flusso costante di soldi e risorse ad Hamas, mentre la fuga di notizie circa l'indagine in corso non ha avuto alcun effetto deterrente e anzi lo ha portato solo a progettare il trasferimento all'estero proprio e della sua attività per continuare ad operare come sempre».


Nel dispositivo viene anche citata l’adozione a distanza, tra il 2021 e il 2024, di 21 orfani figli di 9 «martiri di guerra». Ovvero i soldati delle Brigate Al Qassam, l’ala militare di Hamas, uccisi durante l’offensiva israeliana Guardian of the Walls del maggio 2021. «Il sostegno economico alle famiglie, attuato non già da semplici operatori di beneficenza in favore di persone vittime di un conflitto, bensì da soggetti intranei all’organizzazione, non può essere letto come elemento avulso dalla vita dell’associazione alla quale gli indagati appartengono, condividendone obiettivi e metodi e dalla quale non hanno mai espressamente preso le distanze.

Il finanziamento agli orfani dei martiri, gestito e realizzato secondo le specifiche indicazioni di OsamaAlisawi – scrivono quindi i giudici - è frutto d’un intervento che viene assicurato in modo da assicurare continuità e prestigio al percorso militare nelle Brigate che rappresentano il braccio armato di Hamas».
 

Dai blog