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I manuali anarchici della guerra allo Stato. Bombe e trucchi per farla franca

Attaccare infrastrutture e reti con azioni mirate e piccoli gruppi: così gli insurrezionalisti indottrinano i compagni (e citano Sun Tzu)

Davide Di Santo
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Una guerra allo Stato nella sua espressione più contemporanea. Per gli anarchici di oggi «uccidere» infrastrutture e apparati tecnologici è come riproporre i regicidi otto-novecenteschi. Il concetto è ribadito negli scritti della propaganda insurrezionalista che circolano nel sottobosco del web. L’ultimo ha preceduto di pochi giorni gli arresti di ieri. Riguarda il danneggiamento di due centraline elettriche sulla linea ferroviaria del Brennero nella notte del 29 maggio. Un altro contiene la rivendicazione del presunto danneggiamento, la notte del 24 marzo scorso a Tolmezzo, di un traliccio elettrico dell’Oleodotto Transalpino che si dipana tra Trieste e l’Europa nordorientale. Questo documento è anche un manifesto e una «Proposta di guerra» indirizzata non alla massa, ma a nuclei e individui già radicalizzati («chi ha già, chiara o in germe, questa convinzione»). Fiumi di parole con un messaggio di fondo: abbandonare la protesta pacifica (una «carnevalata che tanto piace ai potenti») e abbracciare il conflitto diretto, materiale e clandestino, volto al sabotaggio sistematico delle infrastrutture fisiche. Insomma, il proseguimento delle teorie e delle azioni di Alfredo Cospito che, gambizzando il manager del nucleare Roberto Adinolfi, voleva colpire la «megamacchina» dello Stato.

Anche i mezzi sono gli stessi. Piccoli gruppi «liquidi» da organizzare secondo i dettami eterni di Sun Tzu, il generale-filosofo cinese de «L’arte della guerra», le cui citazioni riempiono il documento programmatico: con l’astuzia anche un piccolo esercito può sconfiggere un gigante. E il sogno degli anarco-insurrezionalisti è proprio questo, fiaccare il nemico con azioni violente e mirate contro i suoi gangli periferici, energetici e tecnologici. «Torneremo, ma non aspettateci. Colpire ancora, colpire duro, senza dar tregua al nemico», è la conclusione a effetto. Ma anche lo Stato colpisce duro, come dimostrano le ultime operazioni. E non sembra un caso che negli ultimi giorni sono tornati a circolare, tradotti in italiano, manuali e opuscoli che insegnano ad anarchici e radicali di varie ortodossie a compiere sabotaggi minimizzando i rischi di essere presi. Ne parlano anche alcuni degli indagati di Roma, in particolare di un «libricino dei treni».

 

Sono documenti redatti per lo più da collettivi americani e tedeschi, e mescolano in dosi variabili scienze forensi e consigli pratici. C’è un vademecum che spiega come evitare di lasciare tracce "semantiche" nei documenti di propaganda. Un errore grammaticale ricorrente può essere considerato una sorta di "firma" e far scattare un’incriminazione. Qualcosa del genere ha permesso l’identificazione del famigerato Unabomber americano. In un database sono catalogati i ritrovamenti di microspie nelle auto e nelle case di estremisti - molti sono italiani - con i relativi consigli per bonificare le proprie. Nello stesso sito si possono trovare nomi, alias e foto di presunti infiltrati nelle organizzazioni di sinistra. I manuali più approfonditi e aggiornati sono dedicati ad attacchi e ordigni. Abbondano i consigli di buon senso, come quello di lasciare a casa il telefono per qualunque azione sovversiva ed evitare così di essere localizzati. Ma anche istruzioni tecniche, per esempio, per fare in modo che le sostanze chimiche utilizzate non lascino tracce su pelle e vestiti. Nel manuale «Ricette ardenti» si trovano istruzioni e disegni per produrre ordigni incendiari con materiali reperibili nei negozi di ferramenta o casalinghi: gel di etanolo, mollette, fascette da elettricista. 

 

Per la guerra allo Stato la «base di sicurezza», come recita un documento online in italiano, comprende inevitabilmente la privacy digitale. Vengono consigliati strumenti per l’anonimato come reti Vpn e sistemi operativi come Tails e di non attivare le impronte digitali per accedere a smartphone e pc: «La polizia può costringerti a usarle per sbloccare i dispositivi; non può obbligarti a digitare la password». Tra le altre cose viene consigliato di spegnere tutti i dispositivi quando si dorme. Per rendere esecutive le barriere di sicurezza. Ma anche per fare in modo che computer e telefoni non siano in funzione quando all’alba fa irruzione la polizia.
 

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