Milano, scoperta chat sessista degli autisti Atm
Una scoperta casuale, fatta su un tram nel pieno della mattina milanese, ha portato alla luce un caso che ha rapidamente infiammato i social network e costretto ATM, l'Azienda Trasporti Milanesi, ad aprire un'indagine interna. Al centro della vicenda: fotogrammi estratti dai circuiti di videosorveglianza di bordo, ritraenti parti del corpo di donne ignare, circolati all'interno di una chat WhatsApp tra dipendenti della società, corredati da commenti di natura sessista e frasi oscene.
I fatti risalgono a sabato mattina, quando la testimone, mentre viaggiava sul tram 15 in direzione Rozzano partendo da piazza Duomo, si è seduta accanto a un uomo in divisa da autista. L'uomo era in pausa, ma aveva il telefono ben visibile in mano. La giovane passeggera, sedutasi nel posto accanto, ha iniziato a percepire qualcosa di stonato: quello che scorreva sullo schermo non assomigliava né a messaggi privati né a comunicazioni di servizio. Erano immagini di donne sedute o in piedi sui tram, estrapolate dalle telecamere di sorveglianza di bordo, che venivano condivise all'interno di un gruppo WhatsApp e accompagnate da frasi a sfondo erotico.
La chat, come ha poi ricostruito la testimonianza raccolta e diffusa pubblicamente, era denominata "Staff Ticinese" e al suo interno si vedevano foto con parti intime di donne e commenti sessisti. La passeggera ha compreso immediatamente la gravità di ciò che stava osservando: quelle immagini sicuramente non erano state scattate con il consenso delle protagoniste, né per ragioni di sicurezza. Erano state carpite a donne ignare, usate per intrattenimento degradante tra colleghi. Ha quindi deciso di non tacere e ha segnalato l'accaduto ad ATM.
La vicenda sarebbe probabilmente rimasta confinata a una segnalazione interna se non fosse stata raccolta e resa pubblica. Il caso, inizialmente reso noto dall'attivista e scrittrice Carlotta Vagnoli nella sua newsletter "Rassegna Stanca", è stato poi ripreso sui social da diverse influencer, tra cui l'ex concorrente dell'Isola dei Famosi, Carly Tommasini, e infine dal Corriere della Sera. Nel giro di poche ore la notizia ha fatto il giro del web, alimentando un dibattito acceso sulla sicurezza delle donne nei luoghi pubblici, sul rispetto della privacy e sull'uso distorto degli strumenti aziendali.
Vagnoli, nella sua newsletter, ha riportato nei dettagli la testimonianza della passeggera, sottolineando la natura sistematica dell'attività: non si sarebbe trattao di un episodio isolato, ma di un gruppo strutturato, con un nome preciso, all'interno del quale le immagini venivano condivise con regolarità e commentate in modo volgare.
L'azienda ha reagito con una tempestività che ha sorpreso anche chi aveva sollevato il caso. ATM ha avviato una mobilitazione immediata per fare piena luce sull'accaduto, dichiarando di essersi attivata con la massima attenzione per verificare il corretto uso degli strumenti aziendali e per tutelare i clienti e le migliaia di dipendenti corretti che lavorano ogni giorno al servizio della città. Nella nota ufficiale diramata nelle ore successive, la società ha ribadito la propria posizione senza margini di ambiguità: "Crediamo fermamente nel rispetto come valore fondante e non negoziabile. Agiremo in ogni sede opportuna rispetto a qualsiasi irregolarità commessa".
Una risposta che, almeno nella forma, ha convinto anche alcune delle persone che avevano portato a galla la questione. Carlotta Vagnoli stessa ha riferito che ATM si è fatta viva rapidamente, contattando sia lei sia la passeggera protagonista della denuncia e alcune altre donne che avevano contribuito a diffondere la notizia.
Al di là delle eventuali responsabilità individuali dei dipendenti coinvolti, la vicenda apre una riflessione più ampia e strutturale sull'accesso ai sistemi di videosorveglianza all'interno dei mezzi pubblici. Le telecamere installate sui tram milanesi hanno una funzione ben precisa e legittima: garantire l'incolumità di passeggeri e conducenti, documentare incidenti, scoraggiare atti vandalici. Sono strumenti di tutela, non di spionaggio.
Che quei sistemi possano essere stati utilizzati, secondo quanto denunciato, per riprendere di nascosto parti del corpo delle utenti, estraendo fotogrammi e diffondendoli in una chat privata, rappresenta una violazione grave su più livelli contemporaneamente. Sul piano etico, perché riduce le donne a oggetti di scherno. Sul piano contrattuale, perché implica un uso improprio degli strumenti aziendali. Sul piano legale, perché potrebbe configurare reati in materia di trattamento illecito dei dati personali, violazione della privacy e, a seconda dei contenuti specifici, anche di diffusione di immagini non consensuali.
L'indagine interna avviata da ATM è in corso. Non sono ancora stati resi noti i nomi né il numero preciso dei dipendenti coinvolti, né è chiaro se la società abbia già provveduto a sospendere qualcuno in via cautelativa. Non è escluso che la vicenda possa anche assumere una dimensione giudiziaria, qualora le denunce presentate dovessero sfociare in un procedimento penale formale.
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